Biagio Carabellò, Roberta Bruzzone: “Aggredito e ucciso al chiuso, delitto d’impeto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 marzo 2018 18:07 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2018 19:03
Biagio Carabellò, Roberta Bruzzone: "Aggredito e ucciso al chiuso, delitto d'impeto"

Biagio Carabellò, Roberta Bruzzone: “Aggredito e ucciso al chiuso, delitto d’impeto”

BOLOGNA – Un delitto d’impeto, forse un’aggressione degenerata in omicidio, avvenuto probabilmente in un luogo chiuso. Sono alcune delle prime conclusioni cui è arrivata la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, che da qualche giorno affianca l’avvocato Barbara Iannuccelli nell’assistenza ai familiari di Biagio Carabellò, il 46enne bolognese di cui non si hanno notizie dal 23 novembre 2015.

Il 6 marzo a Bologna c’è stata una riunione tecnica cui hanno partecipato, oltre a Bruzzone e Iannuccelli, i carabinieri e il Pm Stefano Orsi che si occupa del caso. E’ stato esaminato il giaccone di Biagio, trovato lo scorso febbraio dai Ris nell’appartamento di via Raimondi dove l’uomo all’epoca abitava. Sull’indumento, che era stato lavato, sono state trovate alcune tracce di sangue che, dopo un confronto con il Dna della madre di Carabellò, sono risultate appartenere allo scomparso.

Secondo Bruzzone, “la giacca non era indossata da Biagio al momento del delitto ma probabilmente era limitrofa al punto in cui è stato aggredito” e sarebbe stata raggiunta da qualche schizzo di sangue. Poiché da altre testimonianze risulta che il giorno della scomparsa il 46enne era uscito con quel giaccone, e visto che fuori faceva freddo (circa quattro gradi), l’ipotesi è che l’omicidio sia avvenuto al chiuso, forse in casa o in qualche altro luogo dove Biagio stava senza giacca.

Bruzzone e Iannuccelli stanno lavorando a una memoria tecnica, acquisendo altri rilievi dei Ris ma anche file audio di intercettazioni e dichiarazioni rese durante le indagini. La memoria sarà a breve consegnata alla Procura che, hanno detto, “in questi mesi ha fatto un enorme lavoro, preciso e dettagliato”.

La criminologa, in un incontro con i cronisti cui ha partecipato anche la sorella dello scomparso, Susanna, ha spiegato di ritenere che l’assassino abbia agito da solo, mentre nella fase di occultamento e distruzione del cadavere potrebbe essere stato aiutato. “Questa è una storia tempestata di bugie e alcune riteniamo di averle individuate – ha detto ancora Bruzzone – ora ripercorrendo a ritroso queste menzogne cercheremo di dare verità e giustizia a Biagio”.