Bibbiano: non condannati, solo indagati. Giudici: galera non serve, basta gogna pubblica

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 Gennaio 2020 9:27 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2020 9:27
Bibbiano: non condannati, solo indagati. Giudici: galera non serve, basta gogna pubblica

Bibbiano: non condannati, solo indagati. Giudici: galera non serve, basta gogna pubblica (Foto Ansa)

ROMA- Bibbiano, verrebbe da dire: la fredda cronaca, la sequenza e basta dei fatti giudiziari dove tutto è ovviamente secondo legge. Anche secondo giustizia? E, se sì, quale idea di giustizia coltiva e pratica, esige e pretende chi ritiene giusta la seguente catena di fatti? A dicembre due degli indagati vengono liberati dalla detenzione preventiva. Non è un gesto di clemenza e neanche un atto che sotto intende o prefigura sviluppi decisivi delle indagini in un senso o nell’altro. Lo spiegano il giudice delle indagini preliminari e il pubblico ministero concordi: è una constatazione.

Entrambi i magistrati constatano, prendono atto della “distruzione della immagine pubblica” dei due indagati, della circostanza per cui i due possano e debbano “temere per la loro incolumità” e quindi sia per loro “impossibile l’inquinamento delle prove” dato il “cordone sanitario” che si è creato intorno a loro. Nessuno vuole avere a che fare con loro, il “cordone sanitario” da “distruzione di immagine pubblica” è più efficace di qualsiasi misura detentiva. Non serve tenere i due agli arresti, almeno non alle indagini. Anche liberi da misure detentive, i due indagati sono di fatto in un braccio di una prigione sociale che pratica e infligge severo isolamento.

Traduce con efficacia Mattia Feltri su La Stampa: “Due innocenti, innocenti secondo Costituzione, sono talmente sputtanati che la galera non serve. Perché allora non piume catrame e calci in culo al posto delle lungaggini di indagini e processi?”.

Già, innocenti secondo Costituzione che dice si è e si resta innocenti fino a sentenza di condanna. Ma sentenza di chi? Nella costituzione materiale, costituzione con la minuscola ma pur vigente nella nostra vita quotidiana, la sentenza la emettono gli umori della gente. Nella costituzione del luogo comune e del senso comune la sentenza la si emette sulla base di titoli ad effetto di articoli che non si leggono, di effetti più o meno speciali nei talk-show tv, di like o non like sui social, di grida senza responsabilità da parte di una politica irresponsabile.

Alla gente è stato raccontato con questi strumenti e da queste voci che a Bibbiano rubavano i bambini per farci i soldi e che ai bambini facevano l’elettrochoc e che il tutto era, se non  organizzato, di certo protetto da quell’entità nefanda che si chiama politica. Alla gente il racconto è piaciuto un sacco, al racconto la gente si è eccitata. Ed ha emesso sentenza.

Sentenza già in esecuzione: gli indagati hanno cominciato a scontare la “distruzione di immagine” cioè l’impossibilità di una vita normale. Sentenza a vita. Quel che decideranno processi e sentenze di Tribunali è optional e comunque, se confermerà sentenza di condanna della gente aggiungerà poco o nulla. Qualora sentenza di Tribunale dovesse smentire sentenza di popolo, quanto alla distruzione di immagine e di vita nulla cambierà, la sentenza di popolo e di gente non è reversibile.

Bibbiano, sentenza di gente già operante, sentenza che opera nella carne viva della vita degli indagati non condannati in nessun processo. Sentenza emanata e stabilita dall’umore diffuso della tribù dei raccolti nella piazza mediatica, elettronica, politica. Sentenza che si sta già mangiando le vite dei condannati da tribunali di gente che applica le sue leggi cannibali. Cannibali non per fame di giustizia ma per insaziabile piacere di azzannare e lacerare vite altrui. Sentenze di gente cannibale come cannibali sono gli zombie dei film che non possono fare a meno di mordere, possibilmente a morte, umani.

Cannibale la gente dice Feltri e aggiunge: “gli chef stellati di questo pasto siamo noi, i giornalisti”. Niente da aggiungere, purtroppo. Se non che i giornalisti chef stellati di questo osceno menù hanno non solo milioni di follower, ora hanno anche una legge di Stato che autorizza e benedice e proclama finalmente vera giustizia l’idea del catrame, piume e calci in culo. Si chiama legge sulla prescrizione, con orgoglio quelli che l’hanno votata la presentano al popolo: c’è finalmente scritto che se vai a processo il marchio ti deve restare addosso il più a lungo possibile, non c’è tempo che tenga o che lavi.