Bidella ruba a prof e alunni. Prima postina ladra e licenziata. Chi l’ha assunta a scuola?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 29 novembre 2017 13:09 | Ultimo aggiornamento: 29 novembre 2017 13:09
scuola-ansa

Assunta a scuola, ruba a prof e alunni. Già da postina… (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Bidella ruba a prof e alunni. La storia arriva da Padova e sembra in fondo una piccola, anche se dolorosa e sgradevole, storia. Una bidella, una signora sui cinquanta anni è fortemente sospettata, diciamo qualcosa in più che sospettata, di portarsi a casa borselli, portafogli, sciarpe, giacche…Insomma tutto quello che da qualche tempo sparisce all’Istituto Commerciale Calvi appunto di Padova. Un sacco di roba spariva. Spariva fino a un certo punto inspiegabilmente. Poi dopo denuncia si sono messi ad indagare i Carabinieri e la spiegazione è arrivata, aspetta solo il timbro di una sentenza.

Una piccola storia di piccola, anche se succosa, cronaca locale quella della bidella che ruba? Non proprio. Non è solo una storia locale. E neanche soltanto la storia di una donna che ha il furto come comportamento compulsivo e che forse meriterebbe condanne tanto quanto cure. A suo modo la piccola storia è una storia più grande: la brutta favola della bidella ladra parla non solo di lei, parla di noi.

Prima di diventar bidella in quella scuola, la nostra piccola protagonista della storia era stata dipendente di Poste Italiane. Insomma, una postina. Che non recapitava corrispondenza ma sedeva in un luogo che la corrispondenza la smistava. Aveva chiesto lei stessa il turno di notte e, favorita quindi dall’assenza o quasi di colleghi, la postina che poi sarà bidella la posta, le lettere o altro che fosse, le apriva. A centinaia. Le apriva, prendeva quel che c’era dentro e, se le piaceva, se lo metteva in tasca.

Telecamere, filmati, prove inoppugnabili. Tanto che Poste Italiane perfeziona un licenziamento. Un licenziamento è cosa difficilissima in Italia per un’azienda pubblica. Ma stavolta è tutto così chiaro, evidente. Arriva anche una condanna di un Tribunale, condanna in primo grado ma, insomma c’è sentenza, video, ritrovamento della refurtiva. Quindi la postina ladra si ritrova licenziata e condannata.

Noi invece la ritroviamo, la cronaca la ritrova bidella in una scuola. Dove è perfino marginale che con tutta probabilità abbia ripreso ad esercitare il vecchio vizio e passione. La domanda è come ha fatto una persona licenziata e condannata per furto sul luogo di lavoro ad essere assunta come bidella in una scuola?

Un concorso vinto? E quale concorso mai non ha tra le sue regole quella di bloccare, escludere candidati condannati per furto sul luogo di lavoro? Ne esistono di concorsi così?

Una chiamata diretta? Qualche preside o più probabilmente qualche assessore amico può?

Un ingresso per permanenza in lista ad esaurimento precari? L’esser precario assolve e supera e cancella, vale da indulto e amnistia? I sindacati scuola che a scuola di fatto comandano amministrano anche al giustizia oltre che la didattica e le retribuzioni?

O è stata assunta perché in qualche piega distorta della legislazione detta sociale e assistenziale, ma sostanzialmente clientelare, tra le categorie protette ci sono anche i senza lavoro causa manifesta e acclarata propensione al furto?

Chi, cosa ha dato a quella donna l’assunzione e come sia stato possibile non è piccola storia. E’ invece la storia della nostra piccolo, ormai minimo, governo della bilancia diritti-doveri in una comunità.

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