Blue Whale sui binari, gli amici riprendono con smartphone

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2020 16:54 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2020 16:55
blue whale cagliari

Blue Whale sui binari, gli amici riprendono con smartphone (foto Ansa d’archivio)

CAGLIARI – Ha sfidato l’arrivo del treno posizionandosi sui binari e saltando di lato all’ultimo momento, pochi istanti prima che il convoglio passasse. Il tutto è stato ripreso con lo smartphone dagli amici che assistevano al pericoloso gioco della “Blue Whale” in una delle stazioni di Cagliari. Il gruppo, di 12 ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, è stato identificato, mentre era ancora all’interno della stazione, dalla Polfer che ha intensificato i controlli anche rispetto all’emergenza coronavirus.

Il fatto è accaduto qualche giorno fa. Tutti i ragazzi sono stati convocati con i genitori negli Uffici della Squadra di Polizia Giudiziaria Compartimentale e sono stati sanzionati per violazione al regolamento di polizia ferroviaria.

Che cos’è il “Blue Whale”?

Le ‘regole d’ingaggio’ sono ferree e crudeli, mirano innanzitutto ad alterare il rapporto veglia-sonno per rendere la persona docile e sottomessa, pronta a seguire un percorso fatto di prove crudeli fino all’ordine finale: ‘ucciditi’. “Un fenomeno che viene chiamato con tanti nomi, ‘blue whale’, ‘balena gigante’, ‘Moby Dick’ e che consiste in un percorso di follia di prove estreme che attira, soprattutto, i nativi digitali tra i 12 e i 17 anni”. A spiegarlo nel 2017, anno in cui la moda si è iniziata a diffondere è Carlo Solimene, direttore della divisione investigativa della Polizia postale che da tempo lavora per la sicurezza del web e prevenire la diffusione di questa nuova “moda”.

“Non stiamo parlando di un gioco – chiariva Solimene – ma di un comportamento pericolosissimo e contagioso”. “I gruppi che si autocostruiscono sul web insistono sull’emulazione, spacciando le prove a cui gli adepti devono sottoporsi come un percorso di coraggio per uscire dall’adolescenza. A rimanere coinvolti sono i ragazzi più soli, quelli che hanno una frequentazione massiva con la rete, molti amici virtuali ma quasi nessuno reale”.

“Tra le prime indicazioni agli affiliati – prosegue – c’è quella di non parlare con i genitori di quello che si va facendo, per poi proseguire con lo svegliarsi in piena notte per vedere film horror, e per far questo imbottirsi di caffe’, infliggersi tagli e ferite fino ad arrivare a gesti estremi”. “Per questo – diceva ancora Solimene – non ci stanchiamo di predicare ai genitori l’attenzione nei confronti di alcuni segnali, come l’isolarsi del figlio, la perdita di interesse per lo sport che prima praticava, il peggioramento del rendimento scolastico”. Intanto “i nostri specialisti ‘spazzano’ il web e monitorano costantemente la Rete. Grazie all’inserimento di alcune parole ‘chiave’ sono in grado di controllare i social e cogliere segnali di allarme”.

“Ma – spiegava il funzionario – un grande aiuto ci arriva dalla scuola che ha capito l’estrema pericolosità del fenomeno, anche per il lavoro che come polizia postale stiamo facendo insieme al Miur. Dunque riceviamo segnalazioni sia dai docenti che dai presidi che ci consentono di intervenire per verificare, intervenire e prevenire”.

E per prevenire Solimene faceva appello ai genitori: “Cercate di crescere insieme ai vostri figli anche sul web, lasciatevi incuriosire da cio’ che a loro piace, osservate le loro abitudini, siate attenti e se notate segnali di pericolo chiedete aiuto”.

Fonte: Ansa