Cronaca Italia

“Boldrini, ti racconto il mio stupro”: lettera di una ragazza violentata da 2 rom

Laura Boldrini (foto Ansa)

Laura Boldrini (foto Ansa)

ROMA – Nel maggio del 2016 è stata stuprata in una baracca da due rom, a Roma.  E ora, dopo l’episodio di Rimini, ha deciso di scrivere direttamente a Laura Boldrini con una lettera aperta pubblicata dal Tempo.

“Vorrei – scrive la donna – che la signora Boldrini, che tanto si batte per i diritti delle donne, non avesse remore a parlare di immigrati se immigrati sono gli stupratori, o di italiani se un italiano fa cose del genere. La violenza sessuale non ha colori, ideologie, religioni. È un atto ignobile che viola la persona nella sua libertà personale, la sua psiche, è una ferita eterna… A nome di tante di noi, voglio chiedere l’espulsione immediata del mediatore culturale e approfittare di questa opportunità per dire alle ragazze abusate di denunciare, di non avere paura. Perché la paura deve essere la loro. Solo la loro. Chi non ci difende è complice”.

La ragazza, come racconta lei stessa nella lettera, è stata violentata  in un campo vicino a casa di un’amica, con il rom che l’ha trascinata in un tugurio dove, insieme ad un altro rom,  ha abusato di lei per  tutta la notte. “Due belve feroci. Non era solo, quel bastardo. Mi hanno fatto sdraiare su un materasso putrido, strappato, mi hanno bloccato le gambe e a quel punto ho chiuso gli occhi e pregato mentre mi sentivo strappare la pelle, violare nell’intimità, in balia del mostro, privata della mia libertà, carne da macello”.

“Sarà politicamente scorretto – si legge nella lettera – sarà non bello a dirsi, sarà che cristianamente bisogna perdonare, ma queste persone, caro direttore, non credo possano vivere in mezzo a noi. Fatico a considerarli umani. Perversi, infami, vigliacchi, questo sono”.

Si è salvata solo perché ha avuto la lucidità, all’alba, di convincere l’uomo che l’aveva sequestra a uscire con lei per farla sgranchire. Lì ha incontrato una guardia giurata ferma al semaforo. È stata la sua salvezza. “Ti prego, scappa, scappa. Sono stata violentata”. E poi ancora: «L’uomo mi ha salvato accompagnandomi  dai carabinieri dell’Appia».

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