Bologna. Adama è libera: permesso di soggiorno dopo tre mesi

Pubblicato il 1 Dicembre 2011 0:47 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2011 1:03

BOLOGNA – E’ stata liberata Adama, la clandestina senegalese rinchiusa da tre mesi al Cie di Bologna dopo aver chiesto aiuto alle forze dell’ordine per le violenze subite a Forli’ dal convivente e aguzzino, in regola, irreperibile da quella notte di fine agosto.

Adama ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale dalla Procura di Forli’, ha fatto sapere il suo avvocato, Andrea Ronchi, mentre usciva insieme alla donna dal Cie di Bologna intorno alle 21.50.

”La Procura di Forli’ – ha spiegato l’avvocato Ronchi – valutata la particolare situazione, ha rilasciato un nulla osta al permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale”. Ora Adama, che attraverso il legale ha denunciato nelle scorse settimane il convivente per le violenze subite, ”entra in un percorso di protezione, sostenuta dalla Casa delle donne di Bologna”.

Ieri l’avvocato – che aveva intenzione di chiedere un permesso per motivi di giustizia in Procura a Forli’, dove la Questura di Bologna aveva rinviato la precedente richiesta presentata per motivi umanitari – si era messo in contatto anche con il procuratore e gli erano stati chieste alcune integrazioni ai documenti da presentare. Poi, in serata, la decisione giunta direttamente dalla Procura romagnola, che ha reso libera Adama.

Per anni, e’ riuscita finalmente a raccontare quando ha avuto un interprete wolof, e’ stata picchiata, violentata, derubata, minacciata e ferita dal suo ex compagno, senegalese come lei ma in regola, irreperibile dall’ultimo episodio di violenza la notte del 25 agosto scorso, quando Adama, con lesioni da coltello alla gola e a un braccio, riusci’ a divincolarsi e a chiamare le forze dell’ordine. Ma i carabinieri trovarono solo lei in casa.

L’uomo era fuggito. E lei parla bene solo il dialetto Wolof nonostante i quasi cinque anni in Italia. Cosi’ i carabinieri hanno potuto accertare di sicuro solo che lei non aveva i documenti per un regolare soggiorno in Italia. L’hanno portata in Questura e da li’ e’ finita al Cie di Bologna, il centro per immigrati in via di espulsione.

Per la sua liberazione c’erano gia’ 800 firme in calce all’appello di due associazioni, Trama di Terre e Migranda. Il suo caso, sollevato nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ha provocato una forte reazione e se n’e’ interessata anche il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, che ha avviato una ”scrupolosa verifica”.