Bologna, buttafuori Valeriano Poli ucciso nel 1999: il presunto killer resta in carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 giugno 2018 20:52 | Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2018 20:52

Bologna, buttafuori Valeriano Poli ucciso nel 1999: il presunto killer resta in carcere

BOLOGNA – Valeriano Poli è il buttafuori di 34 anni ucciso il 5 dicembre 1999 in strada a Bologna. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Un omicidio per cui lo scorso 4 giugno è stato arrestato Stefano Monti, 59 anni. Il tribunale della libertà ha confermato la custodia in carcere per Monti, che si è visto respingere il ricorso presentato dal suo legale Roberto D’Errico.

L’uomo era stato arrestato il 4 giugno, a 19 anni dal delitto, grazie all’utilizzo dell”Analysis of virtual evidence’, il cosiddetto ‘teatro virtuale’: uno strumento che secondo gli investigatori ha permesso di raccogliere elementi utili per incolparlo. Per l’avvocato D’Errico, ora pronto a rivolgersi in Cassazione, quella del Tribunale “è un’ordinanza il cui apparato motivazionale nella sostanza è appiattito su quello del gip e sulla richiesta di misura cautelare del pm. Manca una autonoma e indipendente valutazione delle esigenze cautelari – ha spiegato il legale -, con una arbitraria ed unilaterale valutazione degli elementi utili ad affrontare il tema delle esigenze cautelari”.

In particolare secondo l’avvocato Roberto D’Errico il provvedimento del Tribunale della Libertà “omette di correttamente ed esaustivamente considerare l’incensuratezza” del suo assistito, “uomo d’anni 60, la mancanza di procedimenti penali pendenti, l’enorme distanza temporale del fatto di omicidio come contestato”. Alla luce di queste considerazioni il legale ha spiegato che “verrà ovviamente coltivato ricorso per Cassazione, per affidare la decisione ad un giudice terzo, imparziale e territorialmente lontano da Bologna”.

Il gip Gianluca Petragnani Gelosi, nell’ordinanza con cui aveva disposto il carcere per Stefano Monti, lo descriveva come “una vera e propria mina vagante, una persona che ha ucciso e che per i suoi persistenti atteggiamenti violenti potrebbe uccidere ancora, solo che percepisca come messa in discussione la sua statura criminale”.