Bologna, certificava una tetraplegia a un uomo che andava a ballare: arrestato il medico

Pubblicato il 6 Dicembre 2010 18:51 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2010 19:14

Per quasi 10 anni un primario avrebbe redatto falsi certificati medici in cui diagnosticava a un mafioso una grave forma di tetraplegia, ma il “malato” andava invece regolarmente a ballare. La malattia diagnosticata era la siringomielia, patologia irreversibile della spina dorsale che rende tetraplegici con una invalidità al 100%, incompatibile con la detenzione carceraria.

Il finto malato è morto suicida nel gennaio scorso. Nonostante quanto dichiarato dal medico, in realtà camminava, partecipava a balli di gruppo, guidava l’auto e aveva una normale vita sessuale, tutte attività impossibili per chi soffre di quella malattia.

Con queste ipotesi, la polizia di Bologna ha arrestato il dottor Mauro Menarini, 52 anni, bolognese, già direttore sanitario del Centro di riabilitazione di Montecatone (Imola), ora responsabile del Dipartimento medicina riabilitativa e Unità spinale della struttura. Per gli inquirenti, era in confidenza con il mafioso al punto da chiamarlo “Silviuccio” e avrebbe dichiarato il falso in cambio di non meglio precisati favori.

Il Procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Lorenzo Gestri avevano chiesto il carcere, ma il Gip Mirko Margiocco ha deciso per gli arresti domiciliari, per il rischio di inquinamento delle prove. Le accuse sono di false attestazione in certificati medici destinati alla Sorveglianza, per far ottenere i domiciliari, e truffa a un ente pubblico, per avergli fatto avere una pensione Inps da invalido da un migliaio di euro al mese e costosissime attrezzature sanitarie inutilizzate o usate solo come copertura per simulare l’invalidità.

Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori, Menarini aveva in cura dall’ottobre 2000 il mafioso (ritenuto affiliato al clan Ferone e condannato in Corte d’Assise a Catania per associazione a delinquere di stampo mafioso, fine pena nel 2023), quando fu indirizzato al centro di Montecatone dalla Sicilia, con una sospetta diagnosi di siringomielia dorsale. Da allora il medico avrebbe redatto diversi certificati che attestavano la patologia, facendogli ottenere il ricovero nella struttura e, nel 2006, i domiciliari.

Le indagini partirono da un controllo stradale: a fine 2008, i vigili di Imola sorpresero Silvio B. alla guida di un’auto senza comandi per disabili, e partì una segnalazione. Il 14 gennaio 2010, in una perquisizione della sua casa di Imola, la polizia sequestrò centinaia di cateteri inutilizzati e video amatoriali, nei quali si vedeva il finto paraplegico alzarsi dalla carrozzella durante una cena e ballare la ‘macarena’ in una festa privata.

La sera dello stesso giorno l’uomo si tolse la vita, impiccandosi. Gli inquirenti non escludono si dovesse trattare di una messinscena, finita tragicamente, per cercare di spostare i suoi problemi di salute sulla sfera psichica. Il buon stato di salute dell’uomo è stato confermato dall’autopsia, che ha accertato che il midollo spinale era esente dalla patologia e le gambe erano toniche. Anche alcuni infermieri avevano espresso dubbi sulla malattia, e un compagno di stanza ha raccontato di avere assistito a un rapporto sessuale fra il mafioso e una donna.

Per l’accusa, la diagnosi errata non può essere frutto di un inganno: ”Menarini è infatti un medico dotato di competenze e esperienza tali – si legge nell’ordinanza – che non può essere credibile che sia stato raggirato dal Silvio B”.

”Abbiamo completa fiducia nell’operato della magistratura, alla quale naturalmente assicuriamo, piena e totale collaborazione”, ha detto Carlo Lusenti, assessore regionale alle politiche per la salute.