Bologna, l’ex sindaco Delbono patteggia: condannato a 19 mesi

Pubblicato il 18 Febbraio 2011 10:37 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2011 14:08

Flavio Delbono

BOLOGNA – Condanna patteggiata ad un anno sette mesi e 10 giorni per l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, nel primo filone d’inchiesta del cosiddetto Cinzia-Gate, per l’uso illecito – secondo l’accusa – di denaro pubblico riguardante una decina di viaggi fatti quando era vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. Il Gup di Bologna Bruno Perla ha infatti accettato l’accordo di patteggiamento che era stato raggiunto a dicembre tra i legali dell’ex primo cittadino, avvocati Paolo Trombetti e Gaetano Insolera, e il Pm Morena Plazzi. E assoluzione con l’abbreviato per non aver commesso il fatto, sempre da parte del Gup Perla, per l’ex assessore al welfare della giunta Delbono, Luisa Lazzaroni, accusata, nell’ambito della stessa inchiesta, di induzione a rendere dichiarazioni mendaci al Pm e intralcio alla giustizia. Il Pm alla scorsa udienza aveva chiesto un anno. Quando il suo avvocato, Guido Magnisi, le ha comunicato telefonicamente l’assoluzione, l’ex assessore e’ scoppiata a piangere.

L’ex primo cittadino era accusato in questo filone di peculato, truffa aggravata, intralcio alla giustizia e induzione a rilasciare false dichiarazioni per via delle pressioni e delle offerte fatte – per l’accusa – alla ex compagna Cinzia Cracchi (che con le sue dichiarazioni e’ stata perno dell’accusa), perche’ tacesse. Con il fatto che il Gup ha accolto il patteggiamento per Delbono, essendo la pena inferiore ai tre anni, non e’ prevista l’interdizione – come effetto automatico della sentenza – dai pubblici uffici, che lo obbligherebbe a lasciare l’incarico che ricopre all’universita’. Delbono aveva gia’ versato un assegno di oltre 46 mila euro a titolo di risarcimento alla Regione, una cifra che comprende il danno patrimoniale, il danno di immagine e anche gli interessi.

A breve a carico dell’ex sindaco, dopo l’avviso di fine indagine ricevuto a dicembre con altri tre co-indagati, dovrebbe esserci una richiesta di rinvio a giudizio, nel secondo filone di inchiesta del Cinzia-gate, cioe’ quello sul mantenimento da parte della Cracchi, anche dopo essere stata trasferita alla societa’ Cup 2000, del bonus di 1.161 euro di cui godeva quando era nella segreteria di Flavio Delbono (l’ex sindaco di Bologna), all’epoca vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. A Delbono infine viene contestata, in un altro filone di inchiesta ancora aperto, anche l’ipotesi di corruzione per i suoi rapporti con alcuni imprenditori locali e con Mirko Divani, suo amico, consulente del Cup 2000 (il Centro di prenotazioni sanitarie unificato, dove appunto lavoro’ anche la Cracchi) e intestatario del bancomat che Delbono affido’ a Cinzia per anni per prelevare denaro.

”E’ massimo il nostro rispetto per l’esito giudiziario di questa vicenda per la quale Flavio Delbono aveva riconosciuto proprie responsabilità ed espresso scuse ai cittadini per gli errori commessi. Il Pd e il centrosinistra hanno saputo reagire a quanto è accaduto, senza mai chiedere, neanche per un solo minuto, impunità e nemmeno operando sottovalutazioni”. E’ un passaggio di una dichiarazione di Davide Ferrari, portavoce dell’Esecutivo del Pd di Bologna, dopo il patteggiamento della condanna dell’ex sindaco Pd.

”Nella piena consapevolezza di quanto questa vicenda abbia comportato pesanti conseguenze per la vita istituzionale della città – ha detto ancora Ferrari – abbiamo lavorato in questi mesi, prima per collaborare con l’attivita’ commissariale e poi per aprire una fase del tutto nuova politica e amministrativa. Anche per questi motivi e per la chiarezza delle posizioni che il Pd ha assunto, esprimiamo a Delbono rispetto sul piano umano, come persona che ha ammesso i propri errori, e ne sta pagando il prezzo politico, e giudiziario”.