Bologna, ragazza stuprata in stazione. Don Guidotti su Fb: “Se ti sballi non provo pietà”

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 novembre 2017 17:16 | Ultimo aggiornamento: 9 novembre 2017 18:34
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Bologna, 17enne stuprata in stazione. Don Guidotti su Fb: “Se ti sballi non provo pietà”

BOLOGNA – “Mi spiace ma… Se nuoti nella vasca dei piranha non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto”. Così Don Lorenzo Guidotti, parroco della chiesa di San Domenico Savio a Bologna, ha commentato su Facebook la notizia di una diciassettenne che ha denunciato di essere stata violentata in un vagone della stazione, dopo essersi ubriacata con gli amici.

Il parroco scrive su Facebook di non provare “alcuna pietà” per la giovane “rea” di essersi infilata in una situazione pericolosa: “A me sembra di sognare!! Ma dovrei provare pietà? No!! Quella la tengo per chi è veramente VITTIMA di una città amministrata di *****, non per chi vive da barbara con i barbari e poi si lamenta perché scopre di non essere oggetto di modi civili. Chi SCEGLIE la cultura dello SBALLO lasci che si ‘divertano’ anche gli altri…?”.

Il caso è quello di una minorenne che ha raccontato alla polizia di essere stata violentata da un magrebino conosciuto in piazza Verdi, dopo una serata trascorsa tra i fumi dell’alcol. I due sarebbero poi arrivati insieme in stazione, dove la minore sostiene di aver subìto la violenza. Si sarebbe svegliata seminuda e senza più la borsa.

Fatti che hanno scatenato l’ira del parroco che poi passa ad elencare tutte le imprudenze che la ragazza avrebbe commesso, con un linguaggio piuttosto licenzioso: “Tesoro mi dispiace ma 1) frequenti piazza Verdi (che è diventato il buco del cu*o di Bologna, e a tal proposito Merola sempre sia lodato!) 2) Ti ubriachi da far schifo! Ma perché? 3) E dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? Con un magrebino? Notoriamente, soprattutto in piazza Verdi, veri gentleman, tutti liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, per bene. Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tirata ideologica sull’accogliamoli tutti?”.

I contenuti choc del post, che non sono accessibili a tutti, ma solo agli amici del prete, sono stati immortalati in uno screenshot dal sito di Radio Città del Capo che riporta anche altre bizzarrie raccolte scorrendo la pagina Facebook di Don Guidotti. Come foto del profilo, un Lego vestito da soldato crociato. In un altro messaggio sulla sua bacheca si legge: “Se qualcuno pensasse di trasformare la Chiesa cattolica in una delle tante Ong… se qualcuno pensasse di traghettare la Chiesa di Roma verso Lutero (…) beh, non avrebbe proprio capito nulla!”.

Finito al centro delle polemiche, il prete è poi tornato su Facebook per chiarire le sue precedenti parole: “Il mio non è un attacco alla ragazza – ha precisato –  ci mancherebbe, ma un tentativo di far PENSARE gli altri ragazzi e i loro genitori… e, magari, anche chi amministra la cosa pubblica. Chissà forse proprio grazie alle PAROLE FORTI e a QUESTO ARTICOLO, il messaggio arriva a chi altrimenti non avrei mai raggiunto. Vogliamo aspettare la seconda vittima, la terza, la quarta, ecc? IO NO!”.

“E così ho avuto anche io il mio quarto d’ora di notorietà – aggiunge – (ne avrei fatto anche a meno perché non la cerco)”. Quanto al caso della ragazzina, conclude: “Sapevo benissimo di usare parole forti… e ho cambiato il titolo più volte per attenuare i toni e immaginarmi di fare il commento all’articolo (io non scrivo su Fb quasi mai, mi limito a commentare gli articoli in rete cercando di ristabilire quella VERITA’ di cui generalmente si fa scempio) avendo davanti questa ragazza o immaginando che fosse della mia parrocchia (potrebbe esserlo). Di giovani come lei ne abbiamo tanti, soprattutto in questo quartiere. Non se ne può più di chi favorisce la (sub) CULTURA DELLO SBALLO, dell’alcool, della droga”.

In serata è intervenuta sulla vicenda la diocesi di Bologna: “Le parole di don Lorenzo Guidotti  corrispondono ad opinioni sue personali, che non riflettono in alcun modo il pensiero e la valutazione della Chiesa, che condanna ogni tipo di violenza”. Così l’arcidiocesi guidata da monsignor Matteo Zuppi sulle polemiche suscitate dal post del parroco.

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