Bologna, tredicenne che ha tentato suicidio era dal preside per sigarette

Pubblicato il 6 Novembre 2009 16:31 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2009 16:38

scuolaIl ragazzo tredicenne che ieri 5 novembre si è gettato dalla finestra dell’istituto scolastico di Bologna che frequenta, nel momento di compiere il folle gesto si trovava nell’ufficio della preside che poco prima l’aveva convocato. Gli aveva chiesto spiegazioni sulle sigarette che, secondo una professoressa, aveva tra le mani. Lui a un certo punto ha chiesto di poter aprire la finestra perché aveva caldo. Poi è salito sul davanzale e si è buttato, mentre la preside cercava di trattenerlo.

Un istante dopo il corpo del tredicenne, che frequenta la seconda media dell’istituto “Maestre Pie dell’Addolorata” gestito dalle suore, era disteso sul campo di basket della scuola dopo un volo di una decina di metri. A soccorrerlo per primo, pochi minuti dopo le 10, è stato il vicepreside Stefano Nanni.

L’adolescente era cosciente e ha farfugliato qualcosa. Poi di corsa verso l’ospedale Maggiore dove si trova in coma, in pericolo di vita per un trauma cranico e molte fratture. In ospedale, tra le lacrime, sua madre di origini cubane assistita da una coppia di amici. Il padre, che era in Germania, sta tornando a Bologna.

Il figlio (che nella mattina aveva un compito sul bullismo) era stato bocciato lo scorso anno, sempre nella stessa scuola. Le Maestre Pie sono un polo di circa 500 allievi, dalle materne fino al liceo scientifico, con tanto di sito Internet e profilo su Facebook. Quest’anno pare che il ragazzino non avesse grossi problemi a scuola, né per rendimento né per condotta.

Fino a ieri 5 novembre quando, poco prima delle lezioni, una professoressa (che non insegna nella sua classe) lo aveva sorpreso insieme ad altri compagni con alcune sigarette. Forse il ragazzo credeva che fosse finita lì, ma prima delle 10 è stato chiamato nell’ufficio di suor Stefania Vitali, dirigente dell’istituto. Insieme a lui, uno studente che frequenta un’altra classe.

La preside ha chiesto spiegazioni a entrambi, c’è stata una piccola discussione ma il colloquio – che per l’istituto si è svolto «in un clima di dialogo sereno» – non era finito. A un certo punto è suonata la campanella della ricreazione e un docente ha bussato all’ufficio. Attimi di distrazione per la dirigente, e di follia per l’adolescente che si è lanciato nel vuoto attraverso la finestra appena aperta. La preside ha cercato di fermarlo ma senza riuscirci. Per questo è ancora sotto choc.

La suora è stata sentita dal pm di turno Giuseppe Di Giorgio, insieme all’insegnante che ha sorpreso i ragazzini con le sigarette e all’altro studente che era dalla preside. Probabilmente il pm, che nel frattempo ha chiesto accertamenti anche in casa e sul diario del ragazzo, aprirà un fascicolo contro ignoti. Le ipotesi di accusa potrebbero essere lesioni colpose gravissime e, sotto il profilo di colpa, omissione di controllo da parte della scuola. Seguendo poi le indicazioni di una equipe di psicologi che collabora con la scuola, prima delle lezioni in tutte le classi domani ci sarà un momento di riflessione e preghiera.

La mattina del 6 novembre, uscendo da scuola, pochi studenti sapevano del suicidio. «Non ci hanno detto niente», hanno raccontato alcuni ragazzini delle medie. Qualche voce però era girata, e perfino i piccoli delle elementari hanno intuito. «Mamma è venuta la tv, un ragazzo si è buttato dalla finestra», ha raccontato una bimba alla mamma. Increduli i genitori. Fin quando un poliziotto è uscito da scuola. In mano aveva un giubbotto nero e due zaini.