Bolzano anti-slot: vince gioco illecito, Stato sconfitto

di Silvia Di Pasquale
Pubblicato il 24 Novembre 2015 14:58 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2015 15:36
Bolzano anti-slot: vince gioco illecito, Stato sconfitto

Slot machines

ROMA – La crociata del Comune di Bolzano contro la proliferazione del gioco d’azzardo, soprattutto contro le slot machine, ha scatenato un’ondata di proibizionismo che non solo punisce chi decide di operare legalmente nel settore, ma sempre più spesso priva il giocatore di un canale lecito e controllato cui rivolgersi per soddisfare una passione o una scelta di intrattenimento nel tempo libero, col rischio che si orienti verso quelli illegali. Un esito spiacevole che potrebbe perfino accrescere il problema della ludopatia, la dipendenza da gioco in cui incappano i giocatori compulsivi, con l’aggravante che le organizzazioni criminali che gestiscono il gioco illecito non mostrano alcun occhio di riguardo per i giocatori problematici, essendo interessate esclusivamente al guadagno e non alla tutela del consumatore.

La provincia autonoma di Bolzano, sfruttando la sua potestà legislativa, ha iniziato ad adottare misure volte a disincentivare la diffusione di sale da giochi già 23 anni fa. La Legge provinciale 13 maggio 1992, n. 13, ripresa dalla successiva Legge provinciale 22 novembre 2010, ha limitato il posizionamento di queste strutture “in un raggio di 300 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale”, vietando anche “qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da giochi e di attrazione”. Nei prossimi mesi la distanza minima potrebbe ulteriormente diminuire. Intervistata dal quotidiano Alto Adige l’assessore provinciale Martha Stocker ha spiegato:

“Oggi non si possono tenere slot in un raggio di 300 metri dai luoghi sensibili. Dando più poteri ai sindaci si potrebbe consentire loro, di ampliare le zone di divieto, in base alle necessità. Fino a 5-600 metri. O anche di più. Dove serve bisogna essere più severi”.

Questa serie di atti normativi, tra i primi in Italia, ha permesso alle istituzioni locali di poter emettere ordinanze volte alla chiusura di tutti gli esercizi con slot non in regola, compresi quelli che avevano installato apparecchi da gioco prima dell’entrata in vigore della legislazione in materia (Legge provinciale 11 ottobre 2012, n.17). La linea dura del Comune di Bolzano si è concretizzata nella drastica rimozione delle slot dai bar non più autorizzati, fatto che ha scatenato l’ira di molti esercenti pronti ad appellarsi ai giudici del Tar, i quali hanno tuttavia respinto i ricorsi depositati, riconoscendo la legittimità dei provvedimenti adottati, in linea anche con quanto stabilito da una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n.300 del 2011). Stesso discorso per le sale slot con licenza normale di competenza provinciale, sulle quali è già calata o continuerà a calare la scure se posizionate in prossimità di luoghi ritenuti “sensibili”. Da un lato le concessioni per le 54 sale altoatesine in scadenza nei prossimi mesi mettono a rischio le prospettive di rinnovo, nonché i posti di lavoro, mentre si continua a giocare nei luoghi di gioco dove la licenza non può essere intaccata dalla legge provinciale.

“Stiamo vagliando due opzioni – specifica Stocker – mantenere l’attuale impianto legislativo oppure cambiare la norma anti-slot rafforzando i divieti. E a me piace soprattutto quest’ultima possibilità. La tutela dei malati e delle loro famiglie viene prima di tutto”.

La crociata antislot è analizzabile anche sotto un punto di vista diverso da quello legislativo: la drastica diminuzione del numero degli iscritti al Ries, l’albo nazionale dei gestori e noleggiatori di macchinette. Secondo quando riportato dal quotidiano Alto Adige, nel 2013 a Bolzano gli iscritti erano 227, mentre nel 2014 sono calati a 69, meno di un terzo. Quanto al numero di Newslot (note anche con il nome di AWP o Apparecchi Comma 6a), i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato (Libro Blu 2014), aggiornati al 31 dicembre dello scorso anno, si limitano a descrivere una situazione regionale che accorpa il Trentino Alto Adige al Veneto, scelta che rende assai complicata un’indagine relativa alle singole città d’interesse. Lo stesso Ufficio Apparecchi da Intrattenimento dell’Agenzia dei Monopoli non fornisce informazioni dettagliate relative alla situazione bolzanina. Una prassi sbagliata, che lascia il settore spiegarsi da solo, senza la possibilità di valutare dati precisi, provenienti da fonti autorevoli.

Certo è che la Provincia altoatesina ha fatto scuola, essendo stata la prima in Italia a contrastare in modo così drastico questo settore del gioco d’azzardo. Una scelta netta, che rivela una precisa presa di posizione politica e allo stesso tempo culturale da parte delle istituzioni locali, pronte a rinunciare ai milioni di euro incassati attraverso le slot machine. Grazie allo Statuto di autonomia, in Alto Adige ritornano infatti i nove decimi del Preu, il Prelievo erariale unico, il regime di tassazione che viene applicato sul volume delle giocate effettuate con le AWP e Vlt.

Indipendentemente dall’interesse delle autorità bolzanine nel voler beneficiare degli introiti erariali derivanti da questo settore del gaming, non bisogna perdere di vista quello che è ritenuto il fine ultimo e più importante della legislazione antislot, ovvero la lotta alla dipendenza patologica dal gioco d’azzardo. Proprio su quest’ultimo punto emerge un dato innegabile: il proibizionismo ha portato non solo alla rinascita di bische clandestine, ma anche all’installazione di “totem”, nuove apparecchiature elettroniche sempre più spesso piazzate in bar e ristoranti per permettere di aggirare le disposizioni di legge che hanno colpito le slot.

L’associazione La Sentinella, presieduta da Luigi Nevola, già consigliere comunale della Lega Nord, con i suoi volontari si è recata in tutti i bar di Bolzano a verificare se fossero o meno presenti totem. Il risultato è stato piuttosto sconfortante: in 46 bar se ne sono contati oltre 60.

“Ci siamo recati in un bar in uno dei maggiori corsi della città, vicino a una delle chiese più frequentate – ha detto Nevola all’Alto Adige – I totem installati vicino alle signore che bevevano tranquillamente un caffè, avevano tutta l’aria di slot machine. Non avete idea di quanti ragazzi giochino, puntando anche forte”.

Anche l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, esprimendosi su questo nuovo fenomeno, non sembra essere concorde con Bolzano ed evidenzia come i totem stiano prendendo piede quale “ulteriore forma d’illegalità” da sommare a quella esistente, dichiarandoli “inammissibili sul territorio nazionale”, perché “appaiono chiaramente in contrasto con le norme in materia di gioco”. Inoltre, nonostante la battaglia della Provincia di Bolzano contro il gioco, secondo l’Assessorato i giocatori patologici sono passati da 166 nel 2010 a 333 nel 2014, dunque raddoppiati.

Un segnale chiaro che evidenzia come il potenziale giocatore non si arrenda davanti al divieto di gioco, ma cerchi vie alternative per soddisfare un suo bisogno, consapevole o meno di alimentare canali illeciti, che sfuggono al controllo statale. In merito al tema della dipendenza dall’azzardo, Vera Slepoj, presidente della Federazione psicologi e psicoterapeuti italiani, ha dichiarato a Il Giornale:

“Il tema del gioco è molto complesso e le dipendenze ad esso legate lo sono ancora di più, non si può semplificare quando si tratta di patologie legate alla personalità (…) le regole non sono quelle dei divieti, ma gli strumenti che ti da la famiglia per accettare i ‘no’ e quindi anche la frustrazione dell’insuccesso, perché la vincita è proprio l’elemento stimolante del gioco, vietare il gioco d’azzardo è pertanto sbagliato quanto liberalizzarlo (…). Il modo più efficace per ottenere dei risultati tangibili nella lotta alla ludopatia è quello della formazione e della sensibilizzazione, molto importante, a partire dalla scuola media”.