Boscaiolo, moldavo, a nero. Cavo gli spacca testa, ancora vivo gettato in un fosso. Italiani brava gente

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 dicembre 2018 13:12 | Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2018 13:12
Boscaiolo, moldavo e a nero. Cavo gli spacca testa, ancora vivo gettato in un fosso. Italiani brava gente

Boscaiolo, moldavo, a nero. Cavo gli spacca testa, ancora vivo gettato in un fosso. Italiani brava gente (foto Ansa)

ROMA – Boscaiolo, moldavo, a nero. Aveva 28 anni, lavorava per un italiano. Un italiano imprenditore, un italiano gente che lavora. Aveva 28 anni e lavorava per un italiano imprenditore che lo pagava a nero. E non nel profondo Sud dove il lavoro nero è di casa. No, lavorava a nero per un italiano gente che lavora lassù dalle parti di Belluno. Dove è tutto civile e lindo. Dove tutto è in regola. Ed è regola anche quella di farli lavorare in nero quelli che vengono da fuori.

Faceva il boscaiolo, anche quel giorno, anche lo scorso 19 novembre. C’è un piccolo impianto, una piccola teleferica che serve a trasportare il legname. Sta lavorando con quel legname e con quella teleferica. Un cavo si spezza, lo colpisce alla testa, gli provoca fratture al cranio. L’imprenditore italiano brava gente, l’italiano gente che lavora gli si avvicina, lo vede gravissimo, probabilmente spacciato.

E allora cosa fa l’imprenditore italiano brava gente che lavora del lavoratore a nero moldavo con la testa spaccata? Cosa fa lo ricostruiscono i Carabinieri. Ecco cosa fa l’imprenditore:  prende il moldavo ferito gravemente e lo porta circa 600 metri più in là, dove c’è un dirupo, un fosso. E’ ancora vivo il moldavo. Ma l’imprenditore brava gente italiana che lavora e deve tirare avanti l’azienda e sa far di conto ha visto e calcolato che probabilmente, anche se ancora vivo, non può farcela a restarlo, vivo.

Quindi l’imprenditore italiano brava italiana gente che lavora lo abbandona il moldavo con la testa spaccata nel dirupo. Lo molla lì, come una cosa rotta che non si può più riparare. Lo molla, lo scarica lì il corpo. Lì, distante dalla teleferica e dal legname. Lì, dove possa sembrare sia caduto e  morto da solo senza entrarci nulla con l’aziendina e l’imprenditore. Non si può essere precisi in queste circostanze e l’imprenditore non si accorge di un berretto e di qualche traccia di sangue che restano lì, circa 600 metri lontano da dove viene fatto ritrovare il corpo.

E’ lui, l’imprenditore brava gente italiana che lavora, a segnalare il corpo. Come l’avesse trovato quasi per caso. Chiama una guardia boschiva e dice: guarda un po’ che c’è. Lo fa, fa così per il bene dell’azienda e anche ovviamente per non far mancare nulla alla sua famiglia. Se si viene a sapere che lavorava a nero, sai le rogne e le multe. E se poi si viene a sapere che è morto sul lavoro…la magistratura, un processo che non finisce mai, magari il sequestro della teleferica. No, così no! Pensa l’imprenditore che così ne va dell’azienda. Pensa che sarà assediato da magistrati, polizia…pure l’Inps. Pensa che…che vogliamo rovinare un’azienda e un uomo che lavorano? E poi perché? Quello era già morto…quasi morto. Insomma, mica era un italiano brava gente italiana che lavora.

E quindi l’imprenditore italiano brava gente italiana che lavora e che da settimane e mesi sente risuonare ovunque il comandamento “prima gli italiani” ha messo in pratica e in concreto il comandamento. Prima gli italiani dunque e che vogliamo mandare in rovina azienda e famiglia italiana per un moldavo a nero che si è spaccato la testa lavorando, diciamolo, in una terra non sua? Chi lo ha chiamato? Diciamolo: ci è venuto lui. E poi lavorava sotto costo. Colpa sua in fondo. E in fondo rubava il posto, il lavoro agli italiani, no? E poi chi l’ha detto che in ospedale lo salvavano? Poggiarlo il corpo di quel moldavo in quella scarpata nei boschi è stata in fondo, buonismo a parte, una scelta imprenditoriale.

Come scelta di buona amministrazione era stata in fondo quella della sindaca di Lodi: bloccare la mensa a scuola gratis ai figli degli extra comunitari che non portano il certificato Isee od equivalente. Il certificato Isee in Pakistan o Bangla Desh o Filippine non sanno cosa sia e magari lì non c’è Catasto e magari farsi arrivare un documento in qualche modo parente costa mesi, traduzioni, centinaia e centinaia di euro di spesa? Peggio per loro che vengono a scuola qui. Senza certificato niente mensa ai bambini. E così gli italiani risparmiano soldi italiani. Prima gli italiani!

Una sentenza buonista di un Tribunale buonista ha sentenziato che Sara Casanova sindaca di Lodi così non può fare, non si può inventare la qualunque, il percorso ad ostacoli per famiglie. Che non si può lavorare di cavilli e ingegno per non dare la mensa scolastica gratis ai figli degli extra comunitari. Che fare così è fare come quelli non fossero con diritti e doveri come gli italiani. Come gli italiani? Quelli là come gli italiani? La sindaca sta per fare appello contro la sentenza.

Qui però, nella terra del prima gli italiani di questa storia del tutti uguali non se ne può più. Come quel moldavo boscaiolo a nero, la testa spaccata sul lavoro e mollato ancora in vita, ancora moribondo in un fosso. E che volevamo fare ? Dargli il libretto di lavoro? Iscriverlo all’Inail? Pagargli i contributi Inps? Magari assumerlo in via definitiva al terzo periodo di lavoro? Portarlo in ospedale? Rovinare così uno o più di noi per uno di loro? Quanti imprenditori italiani brava gente italiana che lavora sono disposti qui e oggi a…capire il collega che il moldavo che faceva lavorare a nero l’ha buttato moribondo in un fosso tanto era già quasi morto perché altrimenti magari moriva l’azienda?