L’idea di Massa Carrara: braccialetti ai bimbi perché non si perdano in spiaggia

Pubblicato il 11 agosto 2010 19:43 | Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2010 21:18

La logica ricorda un po’ quella dei collari per i cani, ma l’idea è semplice, lo scopo nobile e i risultati assicurati. In provincia di Massa Carrara la questura ha studiato un sistema anti-smarrimento bambini: chi ne trovi uno solitario e piangente sulla spiaggia non ha che da guardargli il polso, dove troverà un braccialetto con su scritto il numero di telefono dei genitori o il nome dello stabilimento balneare dove stanno trascorrendo le vacanze.

A far stampare i braccialetti è stata la questura: duemila quelli che verranno distribuiti nei bagni, in molti alberghi della zona e in alcune edicole. ”I bambini si perdono ogni giorno – spiega il questore, Girolamo Lanzellotto -. Si allontanano dagli ombrelloni, oppure perdono di vista i genitori sulla riva, perdono l’orientamento. I titolari degli stabilimenti balneari ci segnalano di continuo allarmi, chiamate dagli altoparlanti e genitori che temono il peggio. Spesso, poco dopo i bambini vengono ritrovati pochi metri lontano dai genitori, in lacrime e impauriti. Intanto, però, è partita una volante e si è messo in moto un meccanismo enorme. Io ho voluto evitare, quando possibile, tutto questo”.

Il questore sorride compiaciuto per un’idea che definisce geniale nella sua semplicità: ”Un banale braccialettino arancione, anallergico, idrorepellente, su cui scrivere in maniera indelebile il nome dello stabilimento balneare a cui fare riferimento; oppure quello dell’hotel o del camping, qualora i genitori frequentino una spiaggia libera. C’è il logo della polizia per far capire che si tratta di un’iniziativa di un organo dello Stato e non di un giocattolo. Inoltre è a prova delle piccole canaglie, perché non è possibile sfilarselo senza l’aiuto di un adulto. Abbiamo pensato a tutto”.

L’iniziativa è stata finanziata dall’Associazione dei balneari di Massa Carrara: ”Mi piace parlare del principio di sicurezza partecipata – commenta il questore – ovvero quella che si fa tra polizia, cittadini e altri enti. Solo quando si riesce ad avere la collaborazione di tutti i soggetti che vivono una città la sicurezza sarà completa”.

Il questore guarda già avanti: ”Quest’anno siamo partiti un po’ tardi, ma mi sono insediato solo a luglio e c’è voluto un po’ di tempo per realizzare l’idea. Il prossimo anno saremo più preparati”.