Brasile. Amnesty, oltre 5 mila persone uccise da polizia militare in 10 anni

Pubblicato il 5 agosto 2015 8:49 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2015 8:49
Polizia in Brasile

Polizia in Brasile

BRASILE, RIO DE JANEIRO – La polizia militare di Rio de Janeiro ”ha il grilletto facile”: lo scrive in un suo rapporto Amnesty International, secondo cui in dieci anni, tra il 2005 e il 2014, oltre 5.000 persone sono state uccise dalle forze dell’ordine nella città che tra un anno ospiterà le Olimpiadi.

Una conclusione respinta da un responsabile della Pubblica Sicurezza che ha definito le cifre “ingiuste e imprudenti”.

In base ai dati raccolti dalla ong, la polizia militare carioca negli anni ha usato ”abitualmente una forza non necessaria ed eccessiva” durante le operazioni lanciate nelle ‘favelas’ della metropoli, decine delle quali sono state ‘bonificate’ dalla presenza dei narcos, su ordine del governo locale, proprio con l’obiettivo di renderle più sicure in vista degli scorsi Mondiali di calcio e dei prossimi Giochi Olimpici.

La maggioranza delle vittime degli omicidi commessi dagli agenti tra il 2010 e il 2013 sono maschi neri (77%) in età compresa tra 15 e 29 anni (oltre il 50%), ha rivelato Amnesty.

Dopo aver ricordato che il Brasile ha uno dei tassi di omicidi più alti del mondo (56 mila solo nel 2012), l’organizzazione non governativa ha sottolineato che il 16% del totale delle uccisioni registrate a Rio nel 2014 – ovvero oltre 250 su oltre 1.500 – sono state compiute da poliziotti.

Amnesty ha descritto uno scenario ”allarmante”, che riguarda in particolare le baraccopoli come quella di Acari, nella zona nord della città: qui ci sarebbero prove che, in almeno nove casi su dieci avvenuti nel 2014, le vittime si erano arrese, o che gli agenti hanno aperto il fuoco senza preavviso e senza essere minacciati. A peggiorare le cose poi il fatto che i colpevoli non sono quasi mai indagati né processati.

Su 220 inchieste avviate a Rio nel 2011 contro poliziotti, dopo quattro anni ”solo in un caso” si é arrivati a una punizione. ”Alla fine di aprile 2015, 183 processi a carico di agenti restano ancora aperti”, ha concluso Amnesty. Lo studio è stato criticato dal locale segretario di Pubblica sicurezza, Josè Mariano Beltrame: le cifre sono “ingiuste e imprudenti”, ha commentato.