Brescia dà una “fregatura” a Mantova. Leghisti contro e i nomadi in mezzo

di Emiliano Condò
Pubblicato il 2 Febbraio 2010 16:31 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2010 17:29

La raccolta firme contro l'insediamento dei nomadi organizzata dalla Lega a Guidizzolo

Brescia ha tirato una “fregatura” a Mantova, Mantova si ribella e la vicenda potrebbe anche titolarsi “leghisti contro”. Una storia che oscilla tra il comico e il serio. Nel territorio di Brescia ci sono dei nomadi che il Comune di Brescia vuole “stanziare”, insomma fermarli. Però dare una casa ai nomadi non porta voti, anzi. Quindi il Comune fa una bella pensata: compriamo un pezzo di terra. Con quali soldi? Quelli dei nomadi. E se i nomadi i soldi non li hanno? Gli facciamo un mutuo. Ma la “pensata” più grossa e astuta è un’altra: il terreno lo compriamo nel Comune di Mantova, così i nomadi se li ciucciano loro. Detto, fatto. I nomadi arrivano dalle parti di Mantova con tutto in regola: proprietà del terreno e soldi cacciati da loro anche se “prestati” dal Comune di Brescia tramite apposita società.

Ma a Mantova non ci stanno e così Brescia e Mantova si “rimbalzano” il nomade, anche se clandestino non è,  anzi è cittadino italiano a tutti gli effetti. Si tratta di una vicenda che coinvolge 120 nomadi di etnia sinti che da Brescia, dove il loro campo è stato chiuso, dovrebbero andare a Guidizzolo, un paesino nel Mantovano.  Il condizionale però è d’obbligo nonostante le carte siano già  firmate e il terreno per il nuovo insediamento regolarmente acquistato. I lavori, però,  sono fermi. Perchè se Brescia vuole i sinti fuori dalla cerchia del suo territorio, Guidizzolo non vuole saperne di accoglierli. Ne è nato anche un incidente diplomatico tra Comuni amministrati dal centrodestra e la questione è destinata a finire in Parlamento.

I sinti, invece, sono nel limbo tra un campo che non esiste più e dei prefabbricati che chissà se, dove e quando arriveranno.

La storia  inizia nel 2008, con la campagna elettorale per le elezioni  Comunali di Brescia. Nel territorio della città c’è da anni un campo nomadi che ospita diversi sinti, quasi tutti cittadini italiani. La coalizione di centrodestra, Lega più Pdl, fa della chiusura del campo il punto cruciale della sua campagna elettorale. A elezioni vinte c’è da mantenere la promessa e la Giunta si mette al lavoro. In un primo momento si cerca di incentivare i nomadi a fare spontaneamente le valigie e l’operazione, almeno con alcuni,  riesce. Restano però una ventina di famiglie nomadi da “piazzare” fuori dal campo ufficialmente, spiega Carlo Berrini responsabile dell’associazione Sukardrom che si occupa dei problemi dei Sinti, «per superare la logica dell’accampamento precario».

La soluzione trovata dal Comune è semplice: si compra un appezzamento di terra (costo dell’operazione circa 150.000 euro) da allestire con prefabbricati e si chiede ai nomadi, che non possono accedere a mutui “convenzionali”, la restituzione in 20 anni. Una soluzione “ottimale” per Brescia: da un lato si mantiene la promessa dall’altro si evita una “elargizione” di denaro ai nomadi che poco piacerebbe agli elettori della Lega.

Il terreno scelto, però, è un po’ lontano da Brescia, talmente lontano da non essere neppure nel territorio comunale ma in quello di Mantova, per la precisione di Guidizzolo, paesino di 5000 anime amministrato dal centrodestra. Ma a Guidizzolo degli “zingari” bresciani non ne vogliono sapere, anche se è tutto in regola, c’è un contratto e i sinti non sono clandestini. Il tempo di portare le ruspe sul terreno prescelto e il sindaco del paese mantovano Graziano Pelizzaro ordina lo stop ai lavori e firma un’ordinanza ad hoc contro lo stazionamento dei nomadi nel territorio comunale. Gli abitanti, invece, reagiscono tirando su una palizzata per dividere le loro case dal terreno destinato ai sinti: il muro di Guidizzolo.

«Nessuno mi ha detto nulla, non mi hanno avvertito» ha detto Pelizzaro mentre da Brescia, per il momento, non arrivano risposte forse per evitare che la polemica assuma toni ancora più aspri. Di sicuro, però, “l’export dei sinti” è già sfuggito di mano ai diretti interessati: la Lega, nonostante sia  al governo in entrambi i comuni interessati, ha già raccolto 500 firme contro l’arrivo dei nomadi a Guidizzolo e ha portato la questione in Parlamento con un’interpellanza del deputato Gianni Fava.

Berrini, pur ammettendo che la scelta di un terreno così lontano da Brescia gli ha destato «qualche perplessità» si limita a chiedere un incontro con gli abitanti di Guidizzolo. E i sinti? Sono italiani, hanno pagato. Fa niente: Brescia e Mantova cercano di ottenere che alla fine la “fregatura” la prendano loro.