Giallo di Bruino (Torino), Marina sepolta nel cemento: il corpo nel giardino della presunta assassina

Pubblicato il 8 Novembre 2010 8:00 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2010 12:00

Marina Patriti

Sono stati i complici dell’ex rivale di Marina, in carcere per omicidio, a far trovare il corpo della casalinga scomparsa da febbraio. Uccisa e sepolta sotto una colata di cemento nel giardino della cascina di Sant’Ambrogio di Susa. In manette sono finiti da venerdì scorso Maria Teresa Crivellari, ex amante del marito della vittima, due suoi complici, Angelo Chiappetta e Calogero Pasqualino.

Ora si aggiunge anche un altro arresto: Alessandro Manella, 20 anni figlio di Maria Teresa Crivellari. Anche lui dovrà rispondere di omicidio, secondo gli inquirenti avrebbe quindi avuto un ruolo attivo nella morte di Marina.

La casalinga di Bruino è stata probabilmente uccisa il giorno stesso della sua scomparsa. La donna, ricostruiscono gli inquirenti, è stata rapita dalla Crivellari dopo aver portato la bambina all’asilo. Narcotizzata e portata nella cantina della cascina. Quando Marina si sveglia però inizia a lamentarsi e per questo la Crivellari viene avvisata dal figlio. La ex rivale uccide così Marina, soffocandola con un sacchetto del supermercato in testa. Poi, la sepoltura nel giardino della cascina, sotto una colata di cemento, approfittando di alcuni lavori di ristrutturazione.

Secondo le prime analisi, proprio lo stato del cadavere non consente di capire il modo in cui è stata uccisa. “Non riesco a crederci, come faccio a dirlo ai miei figli? – racconta il marito della vittima, Giacomo, che ha avuto una relazione di 2 anni con la presunta assassina di sua moglie -. E pensare che tante volte avevo visto quel terrapieno di cemento. Mi sembrava strano, lo avevo detto anche ai carabinieri. Antonella mi aveva detto che voleva farci un déhors, ma non avrebbe potuto goderselo: il contratto d’affitto sarebbe scaduto ad agosto, lo so perché era intestato a me, visto che lei non poteva dare garanzie”. “Ho sempre saputo che era lei la responsabile della scomparsa di mia moglie. Ma non confesserà mai, anzi cercherà di difendersi e di tirare in ballo altri, compreso me”.

Dopo l’arresto del terzetto e i primi interrogatori, era subito apparso chiaro che Marina Patriti non sarebbe più stata trovata viva, ma mancava il cadavere. ”Era il finale che temevamo – dice il fratello della vittima, Giovanni, raggiunto telefonicamente dall’Ansa – anzi, poteva anche finire peggio: almeno così abbiamo un corpo su cui piangere e a cui dare una degna sepoltura”.

I due complici si sarebbero accontentati di 1250 euro ciascuno per uccidere e fare sparire il corpo della vittima, pagati dalla Crivellati che per questo avrebbe chiesto un prestito ai suoceri della vittima. Tutti e tre sono stati incastrati dai telefoni cellulari. I telefonini il giorno della scomparsa di Marina risultavano tutti e tre nella zona del campo sportivo di Villarbasse, dove è stata ritrovata l’auto della vittima.