Bulla di Vercelli, lettera di scuse: “Datemi un’altra possibilità”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Marzo 2015 10:13 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2015 10:18
Bulla di Vercelli, lettera di scuse: "Datemi un’altra possibilità"

Bulla di Vercelli, lettera di scuse: “Datemi un’altra possibilità”

ROMA – “Sono Greta, ho 15 anni. Sì, sono la ragazza che tutti voi state dipingendo come un mostro“: questo l’incipit di una lettera che Greta, nome di fantasia della quindicenne che in una scuola del Vercellese ha aggredito una compagna disabile, ha consegnato alla sua avvocatessa, Alessandra Guarini. “Tornassi indietro non lo rifarei” giura la ragazzina.

“Le persone che mi conoscono – scrive la quindicenne – sanno che non sono una ragazza violenta, anzi, io sono dell’idea che le parole dette in una certa maniera, possano far più male di uno schiaffo.
Purtroppo, e risottolineo purtroppo, sto attraversando un brutto periodo, e a volte presi dalla rabbia e dal nervoso, si fanno cose che non si vorrebbero fare. A volte si agisce d’impulso, senza pensare a quello che si sta facendo.  Io ho sbagliato, sicuramente.  Non dovevo fare quello che ho fatto, ma come ho già detto prima, a volte si agisce d’impulso. Io credo che ogni essere umano possa sbagliare, altrimenti non verrebbe definito umano”.

“Ma credo – continua Greta – anche che chiunque si meriti una seconda possibilità. È giusto pagare per i propri errori; anche se sono davvero dispiaciuta per quello che è successo.  Anzi, dispiaciuta non è la parola adatta, la parola esatta è pentita. Sono molto pentita per ciò che ho fatto, tornassi indietro non lo rifarei mai.  State parlando di «bullismo». Io non sono una bulla! Mi state facendo passare per quella che non sono! Mi sento uno schifo, anche se so che per la maggior parte di voi è giusto così.  Quello che sto passando io è sovrumano. È più di quanto ognuno di voi si possa immaginare. Mi state giudicando tutti, ma mi state giudicando per quello che non sono.  Non sono né una bulla, né una ragazza a cui piace fare del male alle altre persone. Ho sbagliato, lo so, e chiedo scusa a S.”.
Poi Greta conclude: “Non chiedo la vostra comprensione, ma ci tenevo a farvi sapere che nonostante io abbia sbagliato, mi state facendo passare e sentire come una ragazza che ha ucciso.  Ognuno merita una seconda opportunità, a maggior ragione se si è capito l’errore commesso!”.