Pomigliano d’Arco, ragazzino di 13 anni pestato dai bulli: “Non esco più di casa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 novembre 2017 18:20 | Ultimo aggiornamento: 19 novembre 2017 18:20
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Pomigliano d’Arco, ragazzino di 13 anni pestato dai bulli: “Non esco più di casa”

NAPOLI – Essere pestato e vessato dai bulli della scuola, tanto da non voler più uscire di casa. La vittima dell’ennesimo caso di bullismo che arriva dalla scuola media Mauro Leone di Pomigliano d’Arco è un ragazzino di 13 anni, Leandro, che frequenta la terza media. Il ragazzino vive nella paura e non vuole più andare a scuola e i genitori non sanno come aiutarlo.

Pino Neri sul quotidiano Il Mattino scrive che nell’ultimo episodio il ragazzino è stato accerchiato dai bulli all’uscita da scuola ed è stato picchiato. Tre contro uno, proprio davanti al marciapiede dell’istituto scolastico, e in pieno giorno. Solo l’intervento di alcuni automobilisti ha evitato il peggio e ora la Procura dei minori ha identificato i suoi aggressori, anche se sono fuggiti:

“Poco dopo i genitori dell’ennesima vittima di bullismo hanno sporto denuncia presso la locale stazione dei carabinieri. Hanno fatto i nomi dei tre aggressori, tutti di età compresa tra i quindici e i sedici anni, e del presunto «mandante» del pestaggio, un compagno di classe di Leandro. L’ordine di pestarlo sarebbe partito da lui, via internet, attraverso una chat di whatsapp a cui sono iscritti gli alunni della media. Nella denuncia consegnata ai carabinieri e indirizzata anche alla procura dei minori, i genitori del ragazzo hanno fatto sostanzialmente scrivere dal loro avvocato, Ilaria Labate, che il pestaggio è stato preannunciato nel gruppo whatsapp della scuola. «Adesso chiamo i miei amici e ti faccio linciare», la minaccia a Leandro scritta dal compagno a seguito di una alterco tra i due consumatosi proprio in chat. Un litigio zeppo di insulti reciproci”.

Poi l’aggressione fuori da scuola a calci e pugni, con i bulli che continuavano a picchiarlo anche mentre era a terra:

“«Sul corpo e sul viso il bambino presenta contusioni – spiega l’avvocato Labate – ma quel che è peggio è che ha subìto uno choc tremendo, non vuole più andare a scuola, e che lui e la sua famiglia si sentono isolati». L’avvocato riferisce che quando i genitori si sono recati dai carabinieri non avrebbero ricevuto la dovuta collaborazione. «I carabinieri della stazione di Pomigliano – afferma la legale – hanno detto ai genitori del bambino che non potevano essere ricevuti e che dovevano stilare a casa loro la querela, per poi tornare alla stazione e consegnarla».

Versioni differenti. Dal vicino comando di Castello di Cisterna viene infatti spiegato che in situazioni del genere i militari non rimandano a casa coloro che denunciano. Ad ogni modo la denuncia è stata stilata nello studio dell’avvocato dei genitori della vittima e quindi consegnata ai militari del presidio di corso Umberto, zona vecchia di Pomigliano. Leandro però vive barricato nel suo appartamento, a poche centinaia di metri da quella scuola che maledice. «Il bambino è taciturno – aggiunge l’avvocato Labate – all’inizio non voleva parlare, si vergognava. Riteneva di essere lui il colpevole del pestaggio». Secondo il legale della famiglia del ragazzino, neanche la scuola avrebbe fatto tutto il suo dovere. «Sono stati gli insegnanti della Mauro Leone – conclude Labate – a fare ai genitori i nomi di questi tre bulli. Hanno detto che “quelli fanno sempre questo”. Ma non si è fatto nulla per evitarlo»”.