Bullismo, quando è la vittima a tirare un pugno: per la Cassazione ci sta, negato risarcimento al bullo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Settembre 2019 11:48 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2019 11:48
Bullismo: la vittima si vendica, la Cassazione assolve

Una scena di bullismo fra adolescenti

ROMA – Mano tesa della Cassazione per le vittime del bullismo che non hanno ricevuto giustizia e solidarietà e che, improvvisamente, usano la violenza. E’ “doveroso che l’ordinamento si dimostri sensibile” verso gli adolescenti bullizzati che hanno reazioni aggressive. Soprattutto se sono stati lasciati soli, “dalla scuola e dalle istituzioni”, “nell’affrontare il conflitto”. E se non hanno avuto il “sostegno” della condanna “pubblica e sociale” dei “bulli”, scrive la Suprema Corte.

Accogliendo il ricorso dei genitori di un adolescente calabrese vessato, contro la condanna a risarcire uno degli “aguzzini” al quale il figlio aveva finito per far saltare un dente tirandogli un pugno.

“Nell’attesa che si diffondano forme di giustizia riparativa specificamente calibrate sul fenomeno del bullismo – auspica il verdetto 22541 -, ferma la necessaria condanna tanto dei comportamenti prevaricatori quanto di quelli reattivi, la risposta giuridica, nel caso affrontato, non avrebbe dovuto ignorare le condizioni di umiliazione a cui l’adolescente in questione è stato ripetutamente sottoposto”.

Abbonati i 18mila euro di risarcimento al bullo

I genitori, Maria Giovanna F. e Claudio R., erano stati condannati dalla Corte di Appello di Catanzaro nel 2017 a risarcire con 18mila euro Gianmarco G., al quale il loro Francesco aveva tirato un pugno facendogli saltare un dente. Il litigio risale a circa dieci anni fa, dopo che per lungo tempo Francesco era stato angariato da Gianmarco e da altri.

Secondo la Corte d’Appello, “essendo il comportamento offensivo e persecutorio della vittima collocato in una fase temporale diversa da quella della reazione di Francesco, quest’ultimo non aveva agito per legittima difesa, ma per aggredire fisicamente il rivale”. Dunque la reazione a freddo non andava perdonata.

Reazione a freddo della vittima? “Se bullizzata è prevedibile”

“Quando l’autore della reazione è un adolescente, vittima di comportamenti prevaricatori, reiterati nel tempo, – sottolineano invece i giudici della Cassazione – occorre tener conto che la sua personalità non si è ancora formata in modo saldo e positivo rispetto alla sequela vittimizzante cui è stato sottoposto”.

“Ed è prevedibile – prosegue il verdetto – che la vittima possa reagire con comportamenti aggressivi internalizzati che possono trasformarsi, con costi particolarmente elevati in termini emotivi, in forme di resilienza passiva e autoconservativa, evolversi in forme di autodistruzione oppure tradursi, come in questo caso, in comportamenti esternalizzati aggressivi”.

Bullo impunito, vittima lasciata sola da scuola e istituzioni

Per la Cassazione, “in assenza di prove circa come le istituzioni, la scuola, in particolare, fossero intervenute per arginare il fenomeno del bullismo e sostenere Francesco R., mancando anche la prova di condanna pubblica e sociale del comportamento adottato dai cosiddetti bulli, non era legittimo attendersi da parte di Francesco una reazione controllata e non emotiva”. Non si può “decontestualizzare” quel pugno, come ha sostenuto l’avvocato Carmine Comegna che ha difeso i due genitori. Ora ci sarà l’appello bis.