Strage bus Monteforte Irpino, perito contro Autostrade: “Guardrail era corroso”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 settembre 2018 16:53 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2018 16:53
Monteforte Irpino, perito contro Autostrade per guardrail corroso

Strage bus Monteforte Irpino, perito contro Autostrade: “Guardrail era corroso”

ROMA – Il bus che precipitò da un viadotto dell’A16 a Monteforte Irpino, vicino Avellino, nel 2013 provocando 40 morti torna a far discutere dopo la tragedia del ponte Morandi a Genova. Un perito infatti accusa ora Autostrade per l’Italia di mancata manutenzione del guardrail, che eccessivamente corroso non sopportò il peso del bus che precipitò per diversi metri.

Il perito del tribunale irpino si chiama Felice Giuliani ed è stato nominato per fare luce su quanto accaduto il 28 luglio di 5 anni fa, quando il bus senza freni e senza revisione si schiantò contro il guardrail e precipitò nel vuoto. Secondo Giuliani, l’impatto del mezzo con le barriere laterali del viadotto Acqualonga fu di striscio e a una velocità di 89 chilometri orari, inferiore dunque a quella finora stimata di 92 chilometri orari.

Il quotidiano Il Messaggero sottolinea che secondo il perito le barriere avrebbero potuto reggere l’impatto se i perni utilizzati per ancorare a terra il guardrail non fossero stati corrosi dal sale, utilizzato in quella zona durante l’inverno contro neve e ghiaccio.

Una perizia che arriva nel processo che vede imputati Autostrade per l’Italia e il proprietario del bus di disastro colposo e omicidio plurimo, con la maggior parte delle famiglie delle vittime già risarcite. Un processo che ora ha più eco dopo il crollo del ponte Morandi, soprattutto perché Giuliani punta il dito proprio contro Autostrade per l’Italia sostenendo appunto che se la manutenzione del guardrail fosse stata eseguita le barriere avrebbero retto all’urto col bus, invece di lasciarlo precipitare.

Ora toccherà ad Autostrade per l’Italia fornire la perizia di parte affidata a ingegneri ed esperti del Politecnico di Milano. Intanto la società in passato aveva dichiarato, sottolinea il Messaggero, di essere stata sprovvista di sufficiente esperienza circa le reazioni degli ancoraggi all’azione di alcuni tipi di agenti esterni, come appunto il sale a cui fa riferimento Giuliani.