Catania: la mafia fa business sulla pelle degli immigrati? Indaga la Dda

Pubblicato il 24 Marzo 2011 20:35 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2011 20:40

CATANIA – Non poteva non interessare le cosche mafiose il business provocato dalla fuga dei migranti dal Nordafrica che hanno bisogno di appoggio sia per arrivare sulle coste siciliane che per muovere i primi passi sul suolo italiano. E così l’ombra della criminalità organizzata si profila minaccioso sul fenomeno immigrazione dopo l’arrivo tra il 20 eil 21 marzo scorsi del peschereccio italiano ”Felice” che si è arenato a Marina di Cottone, a Nord di Catania, con 40 migranti egiziani.

La Dda catanese vuole vederci chiaro e conduce l’inchiesta dopo che la procura siracusana aveva saputo dell’arrivo di un natante egiziano pieno di clandestini un giorno prima. La procura antimafia ha indagato quattro presunti appartenenti al clan mafioso Brunetta, della zona di Riposto e Mascali, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di clandestini. Sarebbero stati loro a procurare il “Felice” che doveva trasbordare dal peschereccio egiziano i migranti per portarli a terra.

Dopo aver imbarcato gli extracomunitari dalla “nave madre”, il peschereccio si è arenato vicino Riposto. L’altra imbarcazione è stata successivamente bloccata al largo di Catania e scortata nel porto etneo. Polizia, carabinieri e guardia di finanza, intanto, oggi hanno arrestato diciannove egiziani, tra cui due minorenni, che avrebbero guidato quel barcone coi migranti fino alle acque siciliane.

Le indagini sullo sbarco e sugli interessi di gruppi criminali locali nella gestione sono complesse e articolate. L’inchiesta catanese, condotta dal procuratore capo Michelangelo Patané e il sostituto Enzo Serpotta, nasce da un filone di un altro fascicolo aperto, per un reato analogo, nei mesi scorsi dalla procura di Siracusa.

La magistratura aretusea, che ha affidato le indagini al proprio nucleo di polizia giudiziaria, ha scoperto dello sbarco che sarebbe avvenuto nel catanese in anticipo grazie ad un’attività d’intelligence. Dall’inchiesta emergerebbero contatti tra esponenti di clan mafiosi etnei e extracomunitari che farebbero da intermediari per organizzare e coordinare l’arrivo di migranti nell’isola con la tecnica della ”nave madre”: gli immigrati arrivano su un grosso peschereccio o su un mercantile che si ferma alla rada e barche di pescatori fanno la spola per portare a terra i clandestini. Due sostituti di Siracusa, Antonio Nicastro e Claudia D’Allitto, di concerto con il procuratore capo Ugo Rossi, sono stati ‘applicati’ all’inchiesta condotta dalla dda catanese.