Cadaveri spariti dal cimitero di Angri (Salerno): indagati due dipendenti

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 novembre 2016 6:15 | Ultimo aggiornamento: 28 novembre 2016 20:28
Cadaveri spariti dal cimitero di Angri (Salerno): indagati due dipendenti

Cadaveri spariti dal cimitero di Angri (Salerno): indagati due dipendenti (Foto d’archivio)

ANGRI (SALERNO) – Cadaveri spariti dal cimitero di Angri, in provincia di Salerno. Sotto accusa due necrofori. Ciro Risi e Matteo Garofalo, dipendenti di Angri Eco Servizi, sono indagati per occultamento di cadavere. A far scattare l’inchiesta è stata una donna che era andata al cimitero per fare visita a un suo caro defunto, scoprendo che il congiunto non era più nel suo loculo.

Sullo sfondo della vicenda, spiega Carlo Meoli su La Città di Salerno, la compravendita di tombe e un’inchiesta partita cinque anni fa.

I resti del congiunto sparito sarebbero fatti sparire o addirittura distrutti per far posto ad un altro morto. La Procura di Nocera Inferiore ha emesso un avviso di conclusione delle indagini per i reati di associazione per delinquere, illecita concorrenza, appropriazione indebita e peculato.

Nell’inchiesta, nata circa cinque anni fa, è indagato l’allora direttore del cimitero Raffaele Morrone, accusato di peculato per aver costretto alcuni familiari di defunti a rivolgersi ad una ditta amica, quella di Antonio Accumulo, per i lavori di realizzazione delle tombe.

Scrive La Città di Salerno:

Sono stati proprio quei familiari a denunciare i tentativi di costrizione dell’ex direttore, rimandati al mittente perché si erano poi rivolti a un’altra impresa. La cricca del cimitero, nel 2011, secondo la Procura era composta da Gaetano Desiderio, Giovanni Longobardo e Luigi Padovano – soci della cooperativa operatori 84 che si occupava di realizzazione di tombe – insieme ai necrofori Matteo Garofalo, Stefano Gesuele e Ciro Risi che mettevano in atto atti di concorrenza sleale nei confronti delle altre imprese che gravitavano all’interno del cimitero per la realizzazione delle tombe.

Ai sei sono contestati i reati di associazione per delinquere e illecita concorrenza. La scoperta del cadavere sparito ha riaperto l’attenzione della magistratura.

 

 

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