Cagliari, Adolfo Musini ucciso. Procura: “Eugenio Corona e altri lo usavano come bancomat per droga”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 giugno 2019 15:31 | Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2019 15:31

Cagliari, Adolfo Musini ucciso. Procura: “Eugenio Corona e altri lo usavano come bancomat per droga”

CAGLIARI – Una rapina finita male per rubare i soldi da spendere alla cocaina. Adolfo Musini, il pensionato di 88 anni ucciso nella sua casa di Cagliari, era diventato un “bancomat” per i tossicodipendenti della zona. Dopo averlo ucciso e derubato, Corona con l’aiuto di alcuni complici è tornato più volte nella casa per rubare altri oggetti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Corona ha ucciso Musini nella casa nel quartiere San Michele per racimolare il denaro necessario ad acquistare dosi di cocaina. L’indagato ha confessato il delitto, ma nello scenario emergono altre persone. Gli inquirenti hanno arrestato per favoreggiamento Antonio Perra, 41 anni, che secondo i carabinieri ha fornito a Corona gli abiti di ricambio, nascondendo quelli sporchi di sangue dopo l’omicidio. 

Nel mirino dei carabinieri anche un uomo di 29 anni, sospettato di essere entrato nella casa uno o due giorni dopo l’omicidio insieme a Corona per rubare un televisore. Un altro extracomunitario, ancora da identificare, avrebbe invece fatto da palo consentendo al 29enne di tornare nella casa e trafugare anche un computer. 

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Per gli inquirenti dunque dopo il delitto è stata messa in atto una vera e propria azione di sciacallaggio. E non è escluso, se la scoperta del cadavere fosse stata ancora ritardata, che il gruppo capeggiato da Corona avesse in mente di tornare nell’appartamento per prelevare altri oggetti di valore. Sia il 29enne che lo straniero rischiano le accuse di furto e ricettazione.

I carabinieri stanno visionando con attenzione i filmati di una telecamera della zona per identificare i due. I militari hanno spiegato: “Il contorno della vicenda si inserisce in una situazione di grave degrado sociale con tossicodipendenti e spacciatori che si riuniscono di solito in sottoscala fatiscenti per consumare principalmente cocaina che viene inalata tramite procedimenti che ricordano quelli del consumo di crack”.

Per contrastare lo spaccio e il consumo di droga nel quartiere di San Michele, i militari hanno intensificato i controlli: dall’inizio dell’anno sono scattati 50 arresti, una ventina di denunce, 80 segnalazioni e sequestrati 110 chili di hascisc, sette di marijuana, 4,5 di cocaina e 3,5 di eroina.