Cagliari, lettera anonima ai familiari di Davide Colizzi, morto in ospedale: “Non un caso, macchinario rotto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 giugno 2018 15:38 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2018 15:38
Cagliari, lettera anonima ai familiari del paziente morto in ospedale: "Non un caso, macchinario rotto"

Cagliari, lettera anonima ai familiari del paziente morto in ospedale: “Non un caso, macchinario rotto” (Foto d’archivio)

CAGLIARI  –  Una lettera anonima su carta intestata dell’ospedale Brotzu di Cagliari allunga un’ombra sulla morte di Davide Colizzi, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] l’uomo di 49 anni deceduto il 24 maggio dopo tre giorni di coma.

“Signora, siamo molto dispiaciuti ma suo marito non è morto per un caso, non è stata una terribile disgrazia”. Inizia così la missiva ricevuta dalla moglie di Davide Colizzi. Alla donna, sentita come persona informata sui fatti dalla Procura, i medici avrebbero parlato genericamente di “complicazioni” durante un intervento chirurgico al quale il marito era stato sottoposto per la sostituzione di una valvola aortica. Ma quella missiva anonima l’ha convinta a rivolgersi alla magistratura, chiedendo che venga fatta chiarezza sulle cause della morte del marito. E la lettera ipotizza un problema all’apparecchiatura che garantisce la circolazione extracorporea durante l’intervento.

L’anonimo scrive come se fosse presente ai fatti, oppure vuol farlo credere a chi legge. Racconta di quando è stata somministrata l’eparina, piazzate le cannule, e quando dopo l’avvio della circolazione extracorporea qualcosa in sala operatoria inizia ad andare storto.

Dice che si sarebbero formati “coaguli che impediscono la circolazione sanguigna” e poi che “la macchina è del tutto bloccata”, puntando l’indice sul cardiochirurgo Emiliano Maria Cirio, ora indagato dalla Procura con l’ipotesi di omicidio colposo. “Il tecnico – sostiene il ‘corvo’ – gli dice che la macchina non funziona, ma lui prosegue”.

La lettera anonima si chiude con un messaggio rivolto direttamente ai parenti: “Niente vi può restituire il vostro caro, ma l’errore deve essere riconosciuto”. Ma non è la prima volta che nel reparto si segnalano veleni o lettere anonime. Nel 2006 sempre una lettera portò all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro cardiochirurghi. L’indagine venne archiviata perché nei loro confronti la Procura non ravvisò reati.