Calcio scommesse. Abete (Figc): “Il calcio non è più corrotto della società italiana”

di Dini Casali
Pubblicato il 10 Giugno 2011 10:58 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 18:02

ROMA – “Il calcio ha tanti problemi, ma non penso che stia peggio della media della società italiana”: non si tratta di un’opinione ascoltata al bar dello sport, è il capo del sistema calcio italiano che parla. Luigi Abete, presidente della Figc, ha rilasciato questa dichiarazione al termine della riunione del Consiglio federale che ha varato l’inasprimento delle sanzioni in relazione alle attività illecite connesse alle scommesse. Un terremoto, l’ennesimo nel mondo del pallone che mina ulteriormente la credibilità dello sport più seguito dagli italiani. Ma non ci sarebbe da preoccuparsi più di tanto, secondo Abete. ”Problematiche corruttive e arresti eccellenti riguardano tutti gli ambienti. Sono molto più preoccupato quando ci sono situazioni corruttive che riguardano il ceto dirigente”. Ma che vuol dire? Se non abbiamo capito male, due cose: a) viviamo in una società corrotta e quindi non c’è nulla da sorprendersi, è inutile fare tanto i moralisti; b) questa storia ha solo alzato un gran polverone ma alla fine si tratta di poche mele marce. Dove l’abbiamo già sentita? Forse con Craxi che definiva il tangentista un “mariuolo”. Si sa come andò a finire: un intero sistema crollò.

”Ritengo che non si debba lavorare per sensazioni ma per documenti e atti consequenziali. Bisogna stare attenti alla logica del ‘mostro in prima pagina’ e del ‘tritacarne’. Mi pare che questa visione sia ampiamente condivisa, ho letto che molti soggetti esprimono tale posizione. Noi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui ci sono 18 partite individuate, 16 arrestati e 28 indagati. Il dottor Di Martino (pm della Procura di Cremona, ndr) ha fornito tutta la documentazione alla procura federale, ci sono altre inchieste in atto”, dice ancora Abete. E’ giusto: mezze frasi, estratti di telefonate fuori contesto, allusioni, millanterie, tutto è finito in un calderone dove è difficile distinguere il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato. E, lanciare allarmi sulla base di sensazioni, (come ha fatto il pm di Cremona) non aiuta. Ma i torti sommati non fanno una ragione. Il compito dei dirigenti della Figc, che pure è dotata di un Ufficio Indagini e di tutte le procedure di controllo necessarie, è di fare il loro dovere. Devono chiudere i cancelli prima che i buoi scappino. Fatalità, quando agiscono, se agiscono, lo fa sempre a rimorchio della magistratura ordinaria. I dirigenti del calcio devono essere valutati anche per questo. Non è previsto che insultino milioni di italiani che seguono le partite allo stadio, pagano costosi abbonamenti tv, si svenano per la propria squadra del cuore: loro le partite non se le vendono mica e di soldi con il calcio non ne hanno mai fatti. E non meritano di essere chiamati in correo.