Insulta Berlusconi su Facebook. La Camera: “Diritto di critica non è vilipendio”

Pubblicato il 19 ottobre 2011 14:28 | Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2011 16:38
Vincenzo Lo Zito

Vincenzo Lo Zito (Foto Facebook)

ROMA, 19 OTT – Un conto è il diritto di critica da parte dei cittadini, un conto è il reato di vilipendio. È sostanzialmente con questa motivazione che la Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei deputati ha respinto la richiesta di autorizzazione contro il maresciallo della Croce Rossa italiana Vincenzo Lo Zito, accusato di vilipendio contro le istituzioni. Lo Zito, via internet, aveva rivolto critiche alla famiglia di Gianni Letta e aveva definito il premier, tra l’altro, come un ”rifiuto tossico speciale”.

Lo Zito, secondo l’accusa, avrebbe scritto in varie sedi (blog e Facebook) ”frasi ingiuriose e lesive del decoro di diverse istituzioni e cariche, tra cui il Parlamento”. L’autorità giudiziaria, per questo, qualificò i fatti come “vilipendio delle Assemblee legislative” e chiese l’autorizzazione a procedere ai sensi dell’articolo 313 del codice penale. Ma in questo caso l’espressione “autorizzazione a procedere” non sta ad indicare l’istituto che protegge di fatto i singoli componenti del Parlamento da procedimenti che li riguardano. Quanto piuttosto “un atto di impulso del Parlamento” per far proseguire o meno un procedimento penale contro un comune cittadino. Si tratta di una condizione di procedibilità che rivela l’interesse delle Camere a che l’offesa venga perseguita.

Tra le varie frasi “incriminate” di Lo Zito c’è quella: ”Hanno ragione i napoletani…co’ tutta sta monnezza che hanno ce mancava pure ‘sto rifiuto speciale…”, riferendosi al premier, Silvio Berlusconi. Per quanto riguarda la famiglia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, invece, Lo Zito era stato denunciato dai revisori dei conti della Cri per calunnia, per aver dichiarato, in particolare, che tali revisori, “pur riscontrando degli illeciti amministrativi dopo una sua segnalazione, non avevano sanzionato il fatto ed erano stati a pranzo con la sorella di Gianni Letta”.

Su Lo Zito, il gip aveva deciso il non luogo a procedere e aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Roma dove è stato aperto un fascicolo per abuso d’ufficio. Poi, da parte della Procura di Roma alla Camera, con il Pm Francesco Minisci, è arrivata in Giunta la richiesta di autorizzazione nei confronti del maresciallo.