Camilla Compagnucci, il padre: “E’ tutta colpa mia”. Ma quella barriera non doveva esser lì?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 gennaio 2019 9:42 | Ultimo aggiornamento: 4 gennaio 2019 15:27
Camilla Compagnucci, il padre: "E' tutta colpa mia". Ma quella barriera non doveva esser lì

Camilla Compagnucci, il padre: “E’ tutta colpa mia”. Ma quella barriera non doveva esser lì

ROMA – Il padre di Camilla Compagnucci, la bambina di 9 anni che ha perso la vita su una pista da sci in Val di Susa, è distrutto, chiede perdono alla figlia: “È tutta colpa mia, Camilla. Tutta colpa mia, perdonami amore mio”, dice, davanti alla camera mortuaria.

Romani, del quartiere di Monteverde, Francesco Compagnucci e la moglie Arianna avevano organizzato questi pochi giorni di vacanze e sci insieme ad alcuni compagni di classe e i rispettivi genitori. 

La madre, anatomopatologa al Sant’Andrea, era di turno ed era rimasta Roma. Francesco Compagnucci si sente responsabile, a nulla valgono le parole e le carezze di conforto degli amici: “Cami sapeva sciare, aveva imparato tre anni fa. Era attrezzata come si deve”, continua a ripetere.

Lui stesso si era assicurato che indossasse sempre il casco protettivo, che la pista a “imbuto” fosse alla sua portata. Ma ha avuto la sventura supplementare di vederla morire sotto i propri occhi: “Ho ascoltato quello che mi diceva al telefono il medico del 118, mentre aspettavamo l’elicottero. Ho fatto come diceva lui e le ho praticato un massaggio cardiaco, ma non si svegliava”.

“Ero a cinque metri da lei – ha detto ricostruendo l’incidente – Ho sentito il rumore del casco che sbatteva contro la staccionata. Ha perso il controllo degli sci in curva e ci è finita dritta contro”. Quella staccionata, in realtà una barriera frangivento per evitare che le raffiche si portino via la neve è ora al centro dell’indagine: potevano stare lì?