Camorra, racket della pubblicità: pizzini tra i figli boss

Pubblicato il 4 Maggio 2012 17:00 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2012 17:17

CASERTA – Le indagini che hanno portato all'arresto per il racket della pubblicita' di 15 affiliati ai Casalesi, piu' due indagati, sono partite grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti, ma si sono sviluppate poi con classiche operazioni di polizia giudiziaria, come quella che ha riguardato Ivanohe Schiavone – quartogenito di Sandokan e iscritto alla facolta' di giurisprudenza di Santa Maria Capua Vetere – fermato dai carabinieri a Napoli, in via Costantinopoli, nell'ottobre del 2010: nelle tasche aveva della droga per uso personale e soprattutto dei pizzini con su scritto i nomi di alcuni commercianti, ma e' stato lasciato andare per non intralciare le indagini.

Piu' volte i carabinieri hanno osservato i fratelli Schiavone e gli altri membri del gruppo mentre si riunivano presso una cornetteria di Casale; nel corso della relativa perquisizione, in un cestino dei rifiuti e' saltato fuori un quadernone con nomi di vittime e cifre estorte. Fondamentali anche le intercettazioni ambientali e telefoniche, sebbene gli arrestati cercassero di utilizzare al minimo i telefoni, ricorrendo preferibilmente agli sms, cambiassero spesso scheda e privilegiassero i pizzini.

In una circostanza, Emanuele Libero Schiavone, intercettato nel settembre 2011 in auto con il 22enne Gennaro Cosimo, suo fedelissimo, si mostra chiaramente timoroso di essere intercettato. ''Quest'altro (un commerciante di Aversa, ndr) mi ha detto una cosa sul computer; devi dire, Alfo', se ti vuoi andare a prendere un caffe' con Emanuele vieni a Casale, scemo! Hai capito..devi dire ma qui lo sanno pure i bambini che dentro il telefono non si parla nella macchina..devi dire il computer e' peggio''.

In una seconda occasione, Emanuele Schiavone e Cosimo vengono intercettati mentre fanno i nomi di numerosi commercianti da visitare; il secondo parla ''di un catalogo che ha in mano Ivanohe''.

Il volume di affari quantificato dai carabinieri non e' altissimo, 30mila euro nel 2010, 50mila nel 2011, ma il racket della pubblicita' rappresenta solo uno dei tanti business portato avanti dai Casalesi.

La tipografia clandestina che produceva i gadget, ubicata in via Parroco Gagliardi a Casal di Principe, e' stata posta sotto sequestro per violazioni della normativa sul lavoro: era gestita da uno degli arrestati, il 41enne Ortensio Pezzella, e all'interno vi lavoravano due persone senza alcun inquadramento.