Cronaca Italia

Campi Flegrei, il vulcano più grande d’Europa preoccupa i ricercatori

Campi Flegrei, segni di risveglio: vulcano più grande d'Europa preoccupa i ricercatori

Campi Flegrei, segni di risveglio: vulcano più grande d’Europa preoccupa i ricercatori

ROMA – Recentemente, La7, ha trasmesso le ricostruzioni 3D delle eruzioni di vari vulcani italiani, spiegando approfonditamente il fenomeno e le sue ripercussioni sulla popolazione. L’Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), insieme ad altre università ed enti di ricerca sparsi per il mondo, ha condotto delle ricerche approfondite che stanno dando i primi frutti sui Campi Flegrei, uno dei vulcani più temuti al mondo. Queste sono state pubblicate sulla rivista Nature Communications e non sono passate inosservate agli occhi dei geologi di tutto il mondo, che prestano particolare attenzione ai Campi Flegrei.

La risonanza delle ricerche condotte è stata incredibile, dal quotidiano La Repubblica alla rivista National Geographic, sono state moltissime le testate che hanno riportato la ricerca.

Il vulcano, 39mila anni fa, ricoprì di cenere tutta l’Europa, causando un inverno che durò 2 anni e le sue ceneri arrivarono a Mosca. E’ possible che il vulcano fu uno dei fattori che fece estinguere i Neanderthal. Durante questa estate sono stati alzati i livelli di allerta (da verde a giallo), per salvare, nell’eventualità di un’eruzione, le 500mila persone che abitano sulla caldera dei Campi Flegrei.

Non è semplice stabilire se il vulcano erutterà, ma la ricerca verte proprio su questo. Per stimare la possibilità di un’eruzione dei Campi Flegrei, dobbiamo prendere in considerazione una variante, ovvero l’interazione fra i gas volatili e il magma. Quando il magma risale verso la superficie, perde la sua pressione, separando i gas volatili dalla materia fusa. Il raggiungimento del punto critico della pressione presenta un bivio, ovvero, o un’imminente eruzione oppure il ritorno del vulcano ad uno stato di quiete.

Il magma oggi è risalito a 3-4 chilometri dalla superficie (stessa profondità dell’ultima eruzione, detta del Monte Nuovo, nel 1538). Le analisi dei gas della solfatara di Pozzuoli dimostrano che le rocce intorno al serbatoio di magma si stanno scaldando e rilasciano sempre più vapore acqueo.

“Il possibile avvicinarsi del magma alle condizioni di pressione critica – spiega ancora Chiodini – può spiegare l’attuale accelerazione delle deformazioni del suolo, il recente incremento delle scosse di terremoto e l’aumento dei gas più sensibili agli incrementi di temperatura”.

I ricercatori sottolineano che non c’è ancora il rischio di un’eruzione imminente.

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