“Il campionato della camorra: c’è una squadra di calcio per ogni clan”, le parole del pentito De Rosa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2013 14:18 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2013 14:18
Le Vele di Scampia

Le Vele di Scampia

NAPOLI – “Vi racconto il campionato della camorra: c’è una squadra di calcio per ogni clan”, il pentito Armando De Rosa racconta: “Il torneo si tiene al campetto di calcio Wimbledon, di fronte alle Case Celesti, in via Limitone d’Arzano dove ogni clan fa una squadra. Il primo torneo che ricordo è quello dell’estate del 2002, a cui partecipai. Per il rione Monterosa giocava Antonio Pica, tale Ronaldo e altri che non ricordo, ma comunque affiliati alla stessa cosca”.

Tra le vele di Scampia, tra i “palazzacci” della periferia napoletana, mentre la polizia li cerca ovunque loro giocano a calcio. E i “clan” anche a calcio si facevano e fanno la guerra per prendere i calciatori più forti: “C’era quella di Luigi Alberti della Vela Gialla — prosegue il collaboratore di giustizia — in cui giocavano molti ragazzi di Fuorigrotta, non malavitosi, provenienti dalle serie cadette dell’hinterland napoletano. E  anche: la squadra di Paolo Abbatiello del clan Licciardi era composta da ragazzi estranei”. Nei campetti anche Vincenzo Di Lauro, il secondo dei figli del boss Paolo, il signore della faida arrestato il 16 settembre 2005.

Raffaele Cantone, giudice di Cassazione, ex pm anticamorra a Napoli, non sa se ridere o piangere: “Se fosse vero quel che racconta il collaboratore, e sottolineo il se, è evidente che pericolosi criminali si sono riuniti insieme più d’una volta. Ora, com’è stato possibile che ciò sia avvenuto senza che nessuno abbia avuto notizia di questi eventi? Il collaboratore dice che molti calciatori non erano camorristi? Questo dimostra quanto sia estesa la zona grigia che circonda i clan, e mi riferisco anche al fatto che nessuno abbia fatto una telefonata, magari anonima, per segnalare la presenza di quei soggetti sul campo, soprattutto se è vero che a giocare c’era uno come Marco Di Lauro, non propriamente uno sconosciuto”.