“Cangiari” a Milano vuole dire cambiare, dalla ‘ndrangheta ai prodotti (di lusso) sociali della Locride

Pubblicato il 19 Novembre 2010 4:19 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2010 0:21

Piccolo nello spazio, appena cinquanta metri quadri al primo piano di un palazzo al n. 10 di Viale Monte Santo, ma grande nelle intenzioni e nelle aspirazioni: a Milano è stato inaugurato lo spazio Cangiari. Una via di mezzo fra un negozio e un posto in cui fare cultura, sperimentare, cambiare, conoscere. A distinguerlo da tutti gli altri luoghi di Milano due caratteristiche fondamentali: il locale in cui ha sede lo Spazio Cangiari, una volta era della ‘Ndrangheta, cui è stato confiscato, e poi per quello per che al suo interno viene venduto: prodotti selezionati secondo i principi dell’economia sociale che impone rigide “conditiones sine quae non” ai suoi prodotti.

La qualità dei capi in vendita deve essere alta. Certo, ma, quel che più importa, è che tutto quello che viene venduto all’interno di Cangiari (che aderisce al Consorzio Sociale della Locride GOEL) arriva da imprese sociali che operano per lo sviluppo del proprio territorio e per l’integrazione lavorativa delle persone svantaggiate. Si tratta di un’iniziativa rigorosamente Made in Italy e fedele, il più possibile, al recupero delle tradizioni locali, sia nei processi produttivi che nelle pratiche di rispetto dell’ambiente.

Per i responsabili del brand, “Cangiari vuol dire cambiare nei dialetti calabrese e siciliano. Si può cambiare il mondo o se stessi, ma anche portare cambiamento all’interno del sistema moda, per questo ci siamo buttati in questa impresa e per questo abbiamo partecipato alla Settimana della Moda Donna di Milano nel settembre scorso con la nostra collezione Primavera/Estate 2011”. Anche la scelta del logo dove capeggia il simbolo matematico di “non uguale a” riflette questa intenzione ed esprime la voglia e l’impegno di innovare, di essere diversi dagli altri.

La scelta di affidare a Cangiari uno spazio parte del patrimonio della criminalità è stata dunque conseguenza del modo di agire e fare, oltre che degli scopi, dell’impresa. Non è il primo caso in città. Grazie a un accordo, siglato nel 2008 tra Comune di Milano, Governo, Prefettura e Agenzia del Demanio sono circa 80 gli immobili confiscati e destinati a attività sociali e istituzionali come il sostegno ai padri separati, il reinserimento di madri in difficoltà, l’emergenza abitativa e occupazionale, l’aiuto ai nuovi poveri e ai soggetti fragili.

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