Capitano Ultimo, Tar restituisce la scorta al colonnello Sergio De Caprio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2018 17:10 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2018 19:32

Capitano Ultimo, Tar restituisce la scorta al colonnello Sergio De Caprio

ROMA – Il Tar del Lazio ‘restituisce’ la scorta al colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò Totò Riina. Il Tribunale amministrativo regionale, secondo quanto appreso dall’Ansa, ha infatti accolto il ricorso di De Caprio contro il Ministero dell’Interno per l’annullamento, previa sospensiva, di tutti gli atti relativi alla revoca della misura di protezione, disposta il 3 settembre scorso. Il ricorso verrà trattato nel merito l’11 giugno prossimo.

Il colonnello Ultimo ha commentato: “Oggi con coraggio il Tar di Roma ha arginato l’illegittima prevaricazione che alcuni funzionari della sicurezza pubblica hanno esercitato contro il diritto alla vita, alla sicurezza ed alla difesa di un cittadino e di un carabiniere”. Aggiungendo “disprezzo” per chi non ha fatto nulla, commenta all’Ansa, tramite il suo avvocato Antonino Galletti, la decisione del Tar.

Secondo i giudici amministrativi “al sommario esame proprio della presente fase” di giudizio, “si ravvisano i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, dovendosi assegnare preminenza, allo stato, nel bilanciamento degli opposti interessi, al mantenimento del dispositivo di tutela in favore” del Capitano Ultimo, “nelle more della decisione sul merito del ricorso”.

Il Tar ha quindi sospeso l’efficacia di tutti gli atti riguardanti la revoca della scorta al colonnello De Caprio, compreso il provvedimento con cui è stata rigettata la domanda fatta dall’ufficiale al prefetto di accesso agli atti. Proprio il 18 dicembre la questione della scorta di Ultimo era tornata alla ribalta: a ridosso della casa famiglia fondata dal colonnello e gestita da un’associazione di volontari è stata infatti incendiata un’autovettura risultata rubata. Secondo alcuni si è trattato di un avvertimento, considerate le numerose minacce ricevute da De Caprio negli anni da parte di Cosa Nostra, e sia i suoi sostenitori che alcuni esponenti politici avevano chiesto la riassegnazione del dispositivo di protezione.