Caporali, strage bis di braccia nere. Targa bulgara, nessun controllo, triplo di morti

di Riccardo Galli
Pubblicato il 7 agosto 2018 9:25 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2018 9:25
Caporali Foggia, strage bis di braccia nere. Targa bulgara, nessun controllo, triplo di morti

Caporali, strage bis di braccia nere. Targa bulgara, nessun controllo, triplo di morti (foto Ansa)

ROMA – Caporali, strage bis di braccia nere. Nel foggiano una replica esatta il lunedì di quanto era successo il sabato. Sabato un furgoncino bianco trasporta dai campi di lavoro ai campi dormitorio braccianti neri che vanno a raccogliere i pomodori. Il furgoncino è a regola di niente. Panche al posto dei sedili, passeggeri in sovra numero [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play].

Il furgoncino bianco del sabato è a norma solo con l’illegalità che trasporta e l’illegalità che lo circonda, e l’illegalità in quasi tutte le campagne del Sud fortemente tollerata. Neri sono quelli che vengono arruolati per un lavoro a nero. Nere sono le paghe: di fatto 2/3 euro l’ora una volta detratto il pizzo che l’arruolatore esige per il trasporto (appunto il furgoncino, biglietto, si fa per dire, 5 euro andata e ritorno) e una volta detratto l’altro pizzo, quello dell’acquisto obbligato di acqua e cibo sempre dalle mani del caporale.

Nere sono le condizioni di lavoro, nero l’orario di lavoro, nere le paghe…insomma a misura di neri. Non a caso i giornali il giorno dopo li chiamano gli schiavi del pomodoro. Il furgoncino bianco del sabato di schiavi neri del pomodoro ne ha a bordo otto, il furgoncino illegale viaggia sulle strade di Puglia, si scontra con un Tir carico di pomodori (la morte sa essere a volte beffarda) e di neri a bordo ne muoiono quattro. Subito ci si affretta nei notiziari a precisare che i primi due identificati erano neri “regolari”. Inconscia ma evidente auto confessione nazionale che, se erano clandestini…insomma se l’erano voluta.

Il furgoncino del lunedì è bianco, come quello del sabato. Ne trasporta 14 invece di otto. Ha le panche di legno invece dei sedili, panche senza cinture di sicurezza ovviamente. Quattordici ammassati. Il furgoncino del lunedì ha targa bulgara. Appena due giorni prima nelle stesse strade i quattro morti del furgoncino del sabato. Appena due giorni dopo un altro furgoncino rimpinzato di braccia nere, targa bulgara. Sarebbe ovvio fermarlo per controlli. Sarebbe ovvio quasi in ogni parte d’Europa.

Ma non qui, non qui in Puglia, Italia. Perché ad evitare la mattanza di braccai nere sarebbe bastata una pattuglia della Polizia Stradale. Ma non c’è. E sull’autostrada. Ci sono priorità. Sull’autostrada i bianchi stanno andando in vacanza. Ci sono priorità. Ad evitare la mattanza sarebbe bastato anche un controllo alla partenza dei furgoncini. Ma non si può: qui la polizia urbana non comincia a lavorare prima delle sette del mattino e alle sette del mattino l’imbarcata dei caporali è già fatta.

E c’è un altro motivo di fondo, quello vero e profondo, per cui nessuno controlla. E il motivo è che gente che lavora a raccogliere nei campi a 2/3 euro l’ora ce n’è in Italia a decine, centinaia di migliaia. Raccolgono e tengono in piedi un’economia che senza il lavoro nero dei neri crollerebbe. O meglio, dovrebbe stare in piedi con altri costi e prezzi. L’industria alimentare e la grande distribuzione pagano poco ai contadini e padroni dei campi, questi stanno nei costi con il lavoro semi schiavile dei neri. In Puglia, Campania, Calabria, Sicilia. E anche al Nord quando c’è da raccogliere nei campi.

Quindi c’è tolleranza, grande tolleranza. C’è un grande e nazionale e che ci vuoi fare? Sono circa quattrocentomila i braccianti a nero, trasformarli in lavoratori con normali diritti sarebbe un disastro economico. Discende da qui, per li rami, la tolleranza prima di società civile e poi di Stato per cui si arriva a non fermare un furgoncino con 14 a bordo, targa bulgara, praticamente che issa e batte bandiera “caporali”. Che è come avesse segnale: trasporto schiavi.

Ora ovviamente è tutto un promettere (Di Maio-Salvini) controlli a tappeto. Durerà un giorno, neanche. La tolleranza riprenderà già domani, la tolleranza che non si era scomposta né aveva fatto una piega tra sabato quattro morti e il lunedì dei 12 morti. La tolleranza che non si batte e non si abbatte. L’unica cosa infatti che la gente, la brava gente d’Italia troverebbe intollerabile è che, portando un po’ di legalità nei campi, aumentasse il prezzo dei pomodori.