Carboni col pm attacca Cappellacci: “Annullò la legge di Soru” e così ha escluso le grandi aziende dal business dell’eolico

Pubblicato il 17 luglio 2010 10:51 | Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2010 10:51

Flavio Carboni

Il Corriere della Sera pubblica ampi estratti di quel che sembra il verbale dell’interrogatorio cui è stato sottoposto in carcere Flavio Carboni. Carboni è stato di recente arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’energia eolica in Sardegna, meglio nota con il nome di inchiesta sulla P3, la nuova P2, con riferimento alla loggia massonica fondata da Licio Gelli di cui facevano parte o con cui avevano avuto a che fare personaggi coinvolti nell’inchiesta e cui era iscritto anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Carboni si è anche fatto un piccolo gruzzolo con i danni che gli hanno dovuto pagare diversi giornali per averlo definito “faccendiere” nell’arco di almeno vent’anni. Carboni è stato assolto di recente dall’accusa di avere ucciso o partecipato all’uccisione del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato in modo rituale (come una volta gli inglesi facevano con i pirati) sotto un ponte a Londra nel 1982.

Nell’articolo, formato da Giovanni Bianconi, Carboni offre la propria versione dei fatti che è di totale innocenza. Ad essa si contrappone la tesi del pm, di totale acclarata colpevolezza.

La tesi di Carboni è abbastanza scontata:sono innocente. Nell’articolo ci sono comunque degli interessanti  particolari: il suo riferimento a Ugo Cappellacci, presidente della regione Sardegna, del Pdl, eletto nella scorsa primavera al posto del miliardario Renato Soru, fondatore di Tiscali e portato dalla sinistra; il suo show in reazione alle accuse del pubblico ministero; la definizione del proprio ruolo come di uno che “sa produrre ricchezza”.

Interrogato sui suoi rapporti con Cappellacci, nella sua risposta, Carboni, afferma il Corriere, “è categorico”: «L’ho sostenuto, Cappellacci, è vero», però poi ., riferisce il giornale, Caroni sostiene anche che ne avrebbe avuto solo svantaggi, perché Cappellacci ha cancellato la «legge Soru» che «consentiva alle grandi società di intervenire nel mondo dell’eolico».

Che intorno all’eolico in Sardegna lo scontro politico si intrecci con altri precisi e meno nobili interessi non ci voleva  Carboni a rivelarlo, però le sue parole, sincere o meno rispetto ai danni subiti, sono illuminanti.

Dal verbale emerge una insoddisfazione di Carboni verso Cappellacci che ovviamente va presa con le molle perché si tratta di parole messe a verbale e che costituiscono la prima pietra del percorso giudiziario del processo a Carboni. Lui avrebbe detto: «Da quando è stato eletto questo signore ha creato danni a tutti, non solo a me. E’ vero che è ricolmo di sorrisi, che è venuto da Verdini, è venuto a Roma, ci siamo incontrati, ma per tutto l’anno non ha fatto nessuna legge».

Però, scrive il Corriere probabilmente parafrasando la contestazione del pm, ci sono telefonate in cui Carboni, dopo gli incontri col governatore, riferiva che «è andata benissimo».

Carboni replica: «Ecco, guardi i risultati. Meno male che è andata benissimo… ».

Ci sono pure conversazioni su provvedimenti normativi che Carboni e soci dovevano preparare in bozza, per farli approvare.

Risposta: «Questo è normale, mi scusi.. Per qualunque imprenditore, cosa che è successa e continua a succedere sia nel campo immobiliare che nel campo dell’energia, di qualunque iniziativa commerciale, la cosa migliore da fare è andare a trattare con il sindaco, con gli assessori, e quindi si va dal presidente… Lo facciamo tutti».

E aggiunge: «Mi permetto di dire che qualunque imprenditore, dico proprio qualunque, più onesto del mondo, ha interesse a che il politico che va a governarlo sia magari suo amico, e questo non credo che costituisca reato…».

Ed ecco lo show di Carboni. Quando il pm gli contesta le accuse che lo hanno portato in carcere, Caroni si dice preoccupato per il suo stato di salute e ricorda: «Ho avuto tre infarti, il quarto non lo vorrei avere», ma non si vuole sottrarre e anzi vuole, riporta il Corriere, ribattere punto su punto, per dimostrare la propria innocenza: «C’è questa meravigliosa, enorme, abnorme raccolta di dati dei carabinieri, ma io non mi riconosco in nessuna di queste affermazioni. Quest’Arma alla quale mi rivolgevo tutte le volte che non mi fidavo della polizia… In questo caso, probabilmente per errore, hanno raccolto dati molto diversi da quella che è la realtà ».

Quando il pm gli fa osservare che dalle intercettazioni telefoniche emergono interessi comuni e discorsi su interventi provocati da reciproche richieste, Carboni replica: «Al Grand Hotel di Roma incontrai due o tre volte il signor Martino [un altro degli arrestati] e gli dissi “Non mi far parlare più con quel coglione, scusi l’espressione, che al telefono mi dice queste cose”… Non ero tanto ingenuo da non immaginare, scusi sa… Io ho sempre immaginato di essere intercettato ».

Al che il pm: «Lei è persona acuta, ma deve sapere che io non sono un ingenuo ».

Carboni: «Ma neanche io, signor giudice, ma neanche lei può condannare un innocente, signor giudice, che non ha nulla a che fare con quei mascalzoni! Né tantomeno con Cappellacci. Io le sto dicendo che cosa ho fatto, non voglio ingannare lei… Mai un fatto reale, però… ». E invece, lamenta Carboni, «dopo tre infarti, arrestato come un volgare criminale… senza aver fatto nulla!».

A questo punto, riferisce Bianconi, Carboni si sente male e l’interrogatorio viene sospeso mentre l’avvocato di Carboni, Renato Borzone, lo invita a calmarsi e a continuare a rispondere.

Una cosa Carboni la ammette, di avere finanziato il convegno svoltosi a Fort Village, in Sardegna, nel quale Lombardi [altro imputato] aveva radunato decine di giudici, cosa che per l’accusa è un altro indizio di partecipazione all’associazione segreta.

La motivazione di Carboni è illuminante: «Incontrare le persone e avere rapporti con la gente importante è una cosa che mi interessava, mi interessa e mi interesserà sempre, ma non per finalizzarla a reati ».

Carbomni riconosce di avere ricevuto soldi da imprenditori romagnoli, almeno 4 milioni di euro, ma non, come sostiene l’accusa, per corrompere in vista degli appalti nell’eolico: «Io, Flavio Carboni, rappresento uno che sa produrre ricchezza, cosa che è successa sempre nel passato, con 24 lottizzazioni e iniziative di tanti tipi, legali. Mi hanno dato fiducia, che si tratti di eolico, di immobiliare. Quei soldi io li potevo destinare all’eolico o anche al casinò, se poi li facevo produrre… ».