Carcere Santa Maria Capua Vetere, 44 agenti indagati. Sono accusati di aver picchiato detenuti dopo rivolta Covid

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Giugno 2020 14:09 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2020 14:11
Carcere, Ansa

Carcere Santa Maria Capua Vetere, 44 agenti indagati accusati di aver picchiato detenuti dopo rivolta Covid (foto Ansa)

ROMA – Momenti di tensione al carcere di Santa Maria Capua Vetere (siamo in provincia di Caserta) tra carabinieri e agenti penitenziari.

Cosa è successo? Tutto nasce a seguito di un’operazione di polizia giudiziaria su ordine della locale Procura.

Operazione nell’ambito di un’indagine sui presunti pestaggi avvenuti il 6 aprile.

Pestaggi che sarebbero avvenuti, secondo l’accusa, dopo una accesa protesta verificatasi qualche giorno prima in piena emergenza sanitaria.

Gli indagati sarebbero 44. Tra i reati figurerebbe anche quello di tortura.

Carcere Santa Maria Capua Vetere, la protesta degli agenti

Gli agenti contestano, a quanto si apprende, le modalità di notifica.

Alcuni di loro sono anche saliti su un tetto del carcere.

“Sono arrivata alle 7 e c’erano parecchi carabinieri che fermavano le auto in arrivo al carcere; io sono stata fermata e mi hanno fatto passare, mentre gli agenti li trattenevano per identificarli”.

Lo ha spiegato all’agenzia Ansa la moglie di un detenuto, Daniela Avitabile.

La donna stamattina era in fila per entrare nell’istituto di pena e racconta quanto ha visto:

“Gli altri agenti della Penitenziaria che erano già dentro sono stati fatti uscire e c’è stata tensione”.

Le parole dell’assistente capo della Penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere

“Perché questa eccessiva spettacolarizzazione?”.

A chiederselo è l’assistente capo della Penitenziaria, in servizio a Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Napoleone.

“Bastava andare a casa dei poliziotti, anche per una questione di rispetto tra Corpi dello Stato.

Quel maledetto sei aprile -noi cercammo solo si riportare la calma tra i detenuti.

Ed ora ci ritroviamo indagati mentre nessun detenuto ha pagato nulla, neanche un danno”.

Qualche poliziotto per protesta ha lasciato il servizio dandosi malato.

Secondo quanto si apprende sarebbero state eseguite dai carabinieri anche alcune perquisizioni.

“Noi lavoriamo già in condizioni di estrema precarietà e facciamo molti sacrifici per mantenere legalità e ordine”.

Le parole del presidente del sindacato Uspp

“Riteniamo sconvolgenti le modalità con le quali i carabinieri stanno eseguendo questa legittima operazione dell’autorità giudiziaria, un’attività che poteva essere portata a termine diversamente: se l’obiettivo era di mettere alla gogna la Polizia Penitenziaria, noi non ci stiamo”.

Lo sottolinea, all’agenzia Ansa, il presidente del sindacato Uspp, Giuseppe Moretti.

Il presidente dell’Uspp è reduce da un incontro con il vice capo del Dap RobertoTartaglia, che si è subito attivato per verificare quanto sta accadendo.

“Sottolineo che – spiega Moretti – la vicenda sembra sia nata da dichiarazioni rese da detenuti al garante, parole che sono tutte da dimostrare.

La legge sulle torture mette alla gogna il personale di polizia penitenziaria senza stabilire quali siano i limiti operativi.

A Santa Maria, secondo quanto ci risulta, è stata fatta un’operazione di polizia di carattere straordinario, con l’utilizzo anche di forze esterne, a causa di sospetti riguardo la presenza in carcere di una situazione di sicurezza incontrollabile”.

“Gli agenti sono intervenuti a tutela della sicurezza e quando accaduto oggi a Santa Maria – ribadisce Moretti – è di una gravità inaudita che non ha precedenti. Fermo restanto che siamo fiduciosi nella magistratura ma censuriamo il comportamento della polizia giudiziaria, che poteva ottenere gli stessi risultati con altre modalità”.

La denuncia del Sappe

“Oggi è andata in onda una spettacolarizzazione assurda per notificare degli atti, con carabinieri in borghese e con macchine piazzate in mezzo al viale di accesso al carcere di S. Maria Capua Vetere, ad alcuni appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Anziché farlo all’interno del penitenziario, con tutte le garanzie, si è assistito al fermo da parte dei militi dell’Arma di chiunque entrava e usciva dal carcere per identificazione.

Uno show senza senso se non quello di determinare la ferma protesta dei poliziotti penitenziari”.

Lo denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), annunciando che martedì sarà al carcere di S.Maria Capua Vetere con il responsabile dello Studio legale del sindacato “per portare la solidarietà al personale e la difesa gratuita”.

“Massima fiducia nella Magistratura, come sempre, ma va con serenità ribadito che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato”.

Capece, che ha rappresentato ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria “l’incresciosa situazione”, auspica un chiarimento con il Comando regionale dei Carabinieri “sull’agire dei militi dell’Arma”.