Carceri, un agente su 3 si candida elezioni per mese di aspettativa pagata

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 maggio 2018 10:43 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2018 10:46
Carceri, un agente su 3 si candida elezioni per mese di ferie pagato

Carceri, un agente su 3 si candida elezioni per mese di ferie pagato

ROMA – Una legge del 1981 concede un mese di aspettativa retribuita per fare campagna elettorale alle forze di polizia che si candidano in politica. E se lo si fa in Comuni con meno di mille abitanti non è necessario nemmeno raccogliere le firme. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Così succede che in alcuni Comuni italiani, in vista delle elezioni del 10 giugno, ci sono liste composte da soli agenti di polizia penitenziaria. Più precisamente, spiega La Stampa, alle amministrative del 10 giugno in Italia saranno candidati quasi 1.000 agenti di polizia penitenziaria su 35.000 appartenenti al corpo

Come a Borgofranco sul Po, in provincia di Mantova, paese di 775 abitanti. Qui la lista Passi nel futuro è composta solo da agenti di polizia penitenziaria. Lo stesso candidato sindaco, Biagio Stasi, è agente di custodia nel carcere di Montorio Veronese, racconta Michelangelo Borrillo sul Corriere della Sera. Insieme a lui dieci dei candidati aspiranti consiglieri comunali, cinque sono colleghi della stessa casa circondariale e altri tre provengono da quella di Bologna.

Una situazione analoga si verifica in Puglia, a Faeto, in provincia di Foggia, dove su nove liste presentate per le elezioni comunali del 10 giugno, sei sono composte da agenti di polizia penitenziaria, per un’ottantina di candidati, in un paese che conta meno di 550 aventi diritto al voto.

Del resto, sottolinea Borrillo,

La circostanza che entrambi i Comuni, nel Mantovano e nel Foggiano, siano poco abitati, non è un caso: nei centri con meno di mille abitanti non serve raccogliere firme per le liste e quindi l’occasione di usufruire di un mese di permesso è ghiotta. La curiosità ulteriore, a Faeto, è che l’anno scorso non si riuscì a formare nessuna lista e, di conseguenza, il Comune fu affidato a un commissario prefettizio. Dal commissario al poliziotto il passo è breve. Ma, in questo caso, anche paradossale, tanto più che da anni i sindacati di polizia penitenziaria denunciano la carenza di organico nelle carceri italiane.

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