Carceri: fratello morì di appendicite, “crudeli sino alla fine”

Pubblicato il 13 Novembre 2009 10:33 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2009 10:39

La vicenda della morte di Stefano Cucchi ha rilanciato le proteste da parte di altri familiari di detenuti morti in carcere. Una nuova denuncia è arrivata oggi, 13 novembre, da parte della sorella di un detenuto morto in carcere 5 anni fa a Catanzaro a causa di un’appendicite. La donna, Paola Moscaro,   lancia pesanti accuse : «Hanno fatto morire mio fratello per un’appendicite e sono stati cattivi con lui sino a dopo la morte».

Suo fratello, Emiliano, morì nell’agosto del 2003 nell’ospedale di Catanzaro dove era stato trasferito dal carcere catanzarese di Siano a causa di una peritonite acuta con stato di necrosi avanzata. Per la morte dell’uomo, che era di Cosenza, due medici del carcere sono sotto processo per omicidio colposo.

Secondo l’accusa, i due non avrebbero messo in atto terapie adeguate per evitare che l’appendicite degenerasse nella peritonite che uccise Mosciaro. «Sono convinta – dice adesso la donna – che nessuno pagherà per la morte di mio fratello. Sono passati sei anni ed ancora non siamo a niente. Il processo va avanti a suon di rinvii. Ormai spero solo nella giustizia divina perché in quella umana non ci credo più da tanto tempo. Si spera sempre che cambi qualcosa, ma poi la speranza muore. Quello che è successo a Stefano Cucchi è qualcosa di disumano». «Anche dopo morto – ha ricordato la donna – c’erano gli agenti della polizia penitenziaria a guardare il corpo di Emiliano e ci fecero allontanare. Abbiamo dovuto aspettare l’autorizzazione del giudice per poter piangere mio fratello. Questa cattiveria mi rimarrà dentro per tutta la vita».