Carceri sovraffollate, ricorsi a Strasburgo: l’Italia rischia 6.829 risarcimenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2014 15:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2014 15:01

Man Behind BarsSTRASBURGO – Sono 6.829 i ricorsi contro il sovraffollamento delle carceri che la Corte europea dei diritti umani ha ricevuto dall’Italia. Ognuno di questi casi denuncia situazioni uguali o simili a quelle per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte nella sentenza Torreggiani. Una sentenza del gennaio 2013 che ha condannato l’Italia a risarcire con 100mila euro 7 detenuti che avevano fatto ricorso perché costretti a vivere in celle troppo piccole rispetto a quanto previsto dalla normativa.

Il ragionamento è presto fatto: 100mila euro diviso quei sette detenuti, quelli della sentenza Torreggiani, fanno 14.285 euro a testa. Se il principio venisse esteso a tutti i 6.829 ricorrenti, l’Italia sarebbe costretta a sborsare circa 97,5 milioni di euro. 

I giudici di Strasburgo hanno stabilito che il governo ha tempo fino al 27 maggio per introdurre misure per rimediare alle violazioni subite dai carcerati a causa del sovraffollamento. Dei 6.829 ricorsi ricevuti, la Corte ne sta attualmente esaminando 1340 per vedere se rispettano tutti i criteri di ammissibilità necessari. La stessa Corte afferma di averne già dichiarati inammissibili 631 e che altri sono stati radiati dal ruolo o distrutti perché i ricorrenti non hanno rispettato i tempi e i modi imposti per la presentazione delle domande.

Sono invece 19 i ricorsi contro il sovraffollamento delle carceri già a uno stadio più avanzato della procedura, ovvero ritenuti ammissibili, su cui la Corte emetterebbe una sentenza qualora l’Italia non dovesse riuscire a dimostrare entro il 27 maggio di aver introdotto nell’ordinamento nazionale misure efficaci per impedire che un carcerato resti in una cella dove ha meno di tre metri quadrati a disposizione e per procedere ai dovuti risarcimenti.

La questione sarà sul tavolo del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che ha il compito di esaminare l’esecuzione delle sentenze della Corte di Strasburgo, il prossimo 3 giugno. Se per questa data l’Italia non dimostrerà di aver introdotto le misure necessarie richieste, sarà oggetto di ulteriori richiami e ammonimenti da parte di Strasburgo. Ma soprattutto poterebbe subire una nuova raffica di condanne onerose poiché comprensive di risarcimenti.