Cardito, il bambino ucciso dal compagno della madre. La sorella ora chiede: “Perché ci picchiava?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Gennaio 2019 0:20 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2019 0:20
Cardito, il bambino ucciso dal compagno della madre. La sorella ora chiede: "Perché ci picchiava?" (foto Ansa)

Cardito, il bambino ucciso dal compagno della madre. La sorella ora chiede: “Perché ci picchiava?” (foto Ansa)

ROMA – “Perché ci picchiava?”. Questa la domanda che continua a ripetere Noemi, la sorella di 8 anni del piccolo Giuseppe, il bambino di 7 anni ucciso lo scorso 26 gennaio a Napoli dal compagno della madre. Tony Essoubti Badre, di 24 anni. Lo racconta il Corriere della Sera.

“Noemi – racconta il “Corriere della Sera” – parla con tutti, risponde alle domande, qualche volta è lei a chiedere. Parla anche di Tony e delle botte che dava a lei e a suo fratello Giuseppe. Ed è allora che chiede. Chiede perché il compagno di sua madre li picchiava: saranno gli psicologi a doverglielo spiegare, a doverle far capire che una spiegazione non c’è, almeno non ce n’è una che, nel candore dei suoi otto anni, lei possa comprendere”.

La bambina, racconta il Corriere della Sera, è ancora all’oscuro della morte del fratellino.

Tipo è il primario del Pronto Soccorso dell’ospedale Santo Bono di Napoli ed ha assistito la piccola Noemi quando è arrivata in ospedale: “Aveva il volto tumefatto ma soprattutto sangue sul cuoio capelluto, tutte ferite compatibili con l’ipotesi di percosse”.

Nicola Mansi, primario di otorinolaringoiatria che ha operato Noemi, fa sapere che “Il quadro clinico della bambina è in netto miglioramento, è ricoverata in attesa che si sgonfi l’edema sul volto”. La bambina “è tenuta in un’atmosfera protetta, con una psicologa che la segue e un’assistente sociale, oltre ad un’infermiera dedicata”. Dopo l’operazione “si è ripresa: ieri dopo prima dell’intervento ha dovuto digiunare sei ore e al termine aveva fame, ha chiesto gnocchi al pomodoro e cotoletta”.