Cardito, la sorella del bimbo ucciso: “Mio padre beve e ci picchia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2019 13:29 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2019 13:29
Cardito, Ansa

Cardito, la casa dove è stato ucciso il piccolo Giuseppe (foto d’archivio Ansa)

ROMA – “Dovete portate in prigione mio padre, la sera beve la birra e ci picchia, e mamma deve chiamare i carabinieri”. Sono le parole della sorellina di Giuseppe, il bimbo ucciso il 27 gennaio a Cardito (Napoli). Parole riferite in aula da uno degli agenti di polizia intervenuti nell’ospedale Santobono.

La bambina, dice l’agente, ha detto queste parole mentre stava disegnando, nel reparto dove era ricoverata e dove sarà sottoposta a un intervento per suturare una parte dell’orecchio parzialmente staccata, verosimilmente per le botte ricevute.

Sotto accusa ci sono Tony Essobti Badre e Valentina Casa, rispettivamente patrigno di Giuseppe e mamma del bimbo ucciso.

Badre è accusato dell’ omicidio di Giuseppe, il tentato omicidio della sorellina e i maltrattamenti. Di comportamento omissivo è invece accusata Valentina Casa.

L’agente ha detto di essersi trovato davanti “una scena raccapricciante, la bimba era totalmente sfigurata dalle botte, aveva lividi dappertutto e faceva fatica anche a vedere, aveva gli occhi gonfi e per guardare doveva aprirsi le palpebre con le manine”.

“Mi sembrava un mostro”.

“Mi sembrava un mostro, era irriconoscibile” e poi “non pensavo che una persona potesse arrivare a tanto”. Lo ha detto una vicina di casa in Tribunale. La circostanza fa riferimento al giorno in cui Giuseppe venne ucciso, precisamente al momento in cui intervennero i sanitari del 118.

“Quando ho visto la bambina – ha detto ancora la donna – ho pensato a mio figlio che ha otto anni…aveva i capelli strappati, dietro la nuca, l’ho vista per pochi istanti ma fa male ricordare”. La donna ha poi ricordato le volte che li vedeva andare a scuola: “avevano sempre gli occhi bassi, sembravano impauriti”. Quel giorno (quello dell’omicidio), ricorda la donna, “non mi è stato chiesto aiuto” e neppure “ho sentito urlare”. La testimone ha poi confermato alcune dichiarazioni rese alle forze dell’ordine quando venne ascoltata nell’immediatezza dei fatti: “quella era la casa degli orrori: lui (Badre, ndr) che urlava sempre tantissimo e diceva parolacce”.

Fonte: Ansa.