E’ la carica virale che conta: bambini infetti con o senza sintomi, positivi al tampone anche per tre mesi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Agosto 2020 14:39 | Ultimo aggiornamento: 31 Agosto 2020 14:39
Coronavirus. E' la carica virale che conta: bambini infetti con o senza sintomi, positivi al tampone anche per tre mesi

E’ la carica virale che conta: bambini infetti con o senza sintomi, positivi al tampone anche per tre mesi (Foto d’archivio Ansa)

Positivo o negativo al Covid non dice tutto, anzi dice poco: quello che conta, dovrebbe contare di più, è la carica virale.

In assenza di informazioni specifiche su questo fattore, la carica virale appunto, un soggetto positivo rischia di essere mantenuto in isolamento per settimane inutilmente.

Al contrario, un soggetto con cariche virali di milioni di copie di RNA può rappresentare per lungo tempo una fonte di contagio anche se asintomatico o paucisintomatico.

Carica virale, i valori possono variare di 10 ordini di grandezza

Nell’ambito della cosiddetta positività i valori di carica virale possono variare di oltre 10 ordini di grandezza.

Si capisce che può fare una grande differenza nel modulare l’intensità delle precauzioni da adottare.

La conferma arriva da un recentissimo studio sui bambini, che replica i risultati ottenuti con gli adulti.

Con o senza sintomi, bambini positivi  anche per tre mesi

A prescindere dal fatto che abbiano manifestato o meno i sintomi dell’infezione, bambini e ragazzi affetti dal coronavirus possono risultare positivi al tampone nasofaringeo per periodi che arrivano a sfiorare i tre mesi.

Nel corso dei quali la carica del virus può subire oscillazioni consistenti, tornando a salire tra un tampone e l’altro fino a dare esito nuovamente positivo.

Anche in pazienti che in precedenza si erano negativizzati. Il dato conferma l’importanza della determinazione delle cariche virali in soggetti con positività al Covid-19.

L’ultimo studio sui bambini conferma le ricerche sugli adulti

La circostanza, particolarmente significativa in vista dell’apertura dell’anno scolastico, emerge da due studi pubblicati dalla rivista scientifica Journal of Infection e firmati da Enzo Grossi e da Vittorio Terruzzi.

Il primo studio è stato accettato e pubblicato nel tempo record di soli tre giorni ed è stato realizzato in collaborazione con il Centro Diagnostico Italiano di Milano

Focus sulla dinamica della carica virale in un gruppo di 30 bambini e adolescenti lungo l’arco di diverse settimane.

I tamponi hanno messo in evidenza che chi ha sintomi da Covid-19 ha mediamente una carica virale più elevata rispetto a chi non ha sintomi.

E che chi ha una carica virale più elevata elimina il virus in un tempo superiore, confermando per i bambini dati già presenti in letteratura in riferimento a soggetti adulti.

Il tampone positivo da solo non basta

L’aspetto più sorprendente è stato però che i livelli di carica virale possano oscillare notevolmente nel tempo prima di tornare negativi.

E che l’intervallo necessario per una scomparsa definitiva del virus dal tampone nasofaringeo può superare i due mesi.

Addirittura, uno di questi soggetti è rimasto positivo per quasi 3 mesi in ragione della carica virale iniziale estremamente alta.

“Quello della carica, ovvero della concentrazione del virus nell’organismo, è un aspetto molto delicato e spesso trascurato” spiega Grossi.

“Il messaggio è che un attento monitoraggio con test ripetuti a intervalli regolari dei valori della carica virale è importante per stabilire la durata dell’infettività.

Sarebbe opportuno, quindi, che i laboratori nel definire un tampone positivo quantificassero la carica virale, come si fa con i comuni esami di laboratorio per la glicemia e il colesterolo”. (fonte Agi)