Carica virale più alta nei tamponi rispetto a luglio: coronavirus più vivo che mai, infezioni recenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Agosto 2020 10:28 | Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2020 10:32
Carica virale più alta nei tamponi

Carica virale: oggi più alta di luglio (Ansa)

Se il tampone è la fotografia del virus in quel dato momento, i dati ci dicono che chi è risultato positivo in questi giorni al covid-19 si è infettato da poco.

Ed è molto contagioso, dal momento che la carica virale documentata dai tamponi è molto più alta. Sicuramente rispetto a quella rilevata a giugno e luglio.

Nei tamponi prelevati in questi ultimi giorni, questo si è visto, si rileva una carica virale molto aumentata. Quando diciamo carica virale si intende il numero delle copie di materiale genetico del nuovo coronavirus presenti in un millilitro di materiale biologico in esame.

Il fenomeno potrebbe essere la spia dell’emergere di nuove infezioni. Una possibile nuova ondata che sta provocando numerosi focolai. E che, intercettata sul nascere, potrebbe essere ancora controllata.

Carica virale luglio, 10mila copie Rna. Oggi, un milione

“Tra fine luglio e i primi di agosto tutti i campioni positivi avevano la carica inferiore a 10.000 particelle di virus per millilitro di tampone”. Lo ha dichiarato all’ANSA il virologo Francesco Broccolo, dell’Università Milano Bicocca e direttore del laboratorio Cerba di Milano.

“Ora – ha proseguito riferendosi ai dati rilevati nel suo laboratorio – circa la metà dei tamponi rilevati nell’ultima settimana supera il milione di copie di materiale genetico del virus, l’Rna, presenti nelle particelle virali infettive in un millilitro di tampone”.

I super diffusori (carica un miliardo di copie di Rna)

Si rilevano inoltre casi nei quali il numero di copie è di un miliardo.

“Questo può voler dire – ha osservato il virologo – che il virus si replica bene in alcuni organismi e che questi soggetti potrebbero essere dei super diffusori.

Vale a dire che le goccioline di saliva emesse con un colpo di tosse o con uno starnuto potrebbero contenere un numero elevato di particelle virali”.

Infezioni all’esordio, molto recenti

L’ipotesi, secondo l’esperto, è che siano infezioni molto recenti, all’esordio.

Mentre fino a fine luglio vedevamo tamponi di infezioni acquisite nelle settimane precedenti, in sostanza code di infezioni in via di guarigione.

E che in alcuni casi possono persistere anche per più di tre mesi prima che il virus sia completamente eliminato dall’organismo”.

Un’ipotesi che vede d’accordo l’infettivologo Massimo Galli, dell’Ospedale Sacco e dell’Università Statale di Milano.

La presenza di una forte carica virale rilevata nei tamponi, ha osservato, “è purtroppo un fenomeno che nell’ultimo periodo si è verificato più volte e che è il segnale di molte nuove infezioni”.

Alla fine del lockdown il virus non ha perso mordente

Si tratta di una situazione decisamente diversa da quella che tempo fa aveva generato un dibattito sulla possibilità che alla fine del fine lockdown il virus avesse perso mordente.

E che, secondo Galli, “era probabilmente nata dalla constatazione che persone portatrici da tempo dell’infezione, se esaminate, appunto, dopo una ‘lunga convivenza’ con il virus non avessero una grande replicazione virale.

Questo, però, non accadeva perché il virus si fosse indebolito: tutto dipendeva da chi si andava a valutare.

Stabilire da quanto tempo una persona è infettata è spesso difficile, specie se i sintomi della malattia sono modesti o mancano del tutto.

Servirebbe un test per individuare i super diffusori

Un altro fenomeno probabilmente era presente fin dall’inizio dell’epidemia, ma che si va definendo solo adesso, è la presenza dei cosiddetti ‘superdiffusori’.

“E il caso di una ragazza di 20 anni nel cui tampone è stata riscontrata una carica virale di circa un miliardo per millilitro e di un uomo di 42 anni con una carica di 2,9 miliardi”, ha detto Broccolo.

“Per verificare che siano effettivamente dei super diffusori bisognerebbe fare un test, ma è possibile – ha concluso – che una carica virale così alta sia il presupposto per una buona capacità di infettare”. (fonte Ansa)