Carige, Berneschi: “Portai con Gianni Dagnino due valigie di soldi in Austria”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2014 11:00 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2014 11:00
Carige, Berneschi: "Portai con Gianni Dagnino due valigie di soldi in Austria"

Carige, Berneschi: “Portai con Gianni Dagnino due valigie di soldi in Austria”

GENOVA – Inchiesta Carige, nel 1993 Giovanni Berneschi portò due valigie piene di soldi in Austria insieme all’avvocato Gianni Dagnino, all0ra presidente di Banca genovese, morto per infarto nel 1995: è lo stesso Berneschi, ex presidente di Carige ed ex vicepresidente di Abi (l’associazione bancari italiani) a dirlo ai pubblici ministeri che indagano per truffa e riciclaggio.

«Nel 1993 ho portato in Austria assieme all’avvocato Dagnino presidente di Banca Carige una considerevole somma che non ricordo in contanti. Una borsa la portavo io ed erano miei e l’altra la portava Dagnino».

Per queste affermazioni Berneschi rischia una denuncia per calunnia da parte dei famigliari di Dagnino. Ma, sottolinea Raffele Sardo su Repubblica,

“c’è chi vi legge un messaggio dopo le frasi pronunciate in carcere prima dell’interrogatorio: «Se mi metto a parlare sai quanti finiscono in manette? Lo faccio tremare il tribunale».”

Secondo quanto riferisce Repubblica, Berneschi ha detto ai pm:

“«Portai i soldi a Vienna al Creditanstalt. Avevamo paura che in Italia succedesse qualcosa. Si trattava dei miei risparmi italiani. Nel 1996 ( in realtà accade un anno prima, ndr ) muore l’avvocato Dagnino e io decido di trasferire una parte delle somme al Banco di Lugano differenziando il patrimonio, una parte presso la Geberon che è una società svizzera, tipo trust, gestita dal notaio Rocco Olgiati che io scelsi perché il suocero di Olgiati era un mio coetaneo di nome Giancarlo Puccio, deceduto l’anno scorso».

Giancarlo Puccio, scrive Repubblica, secondo gli inquirenti potrebbe essere proprio un

“celebre massone, il Venerabile Maestro della Loggia «Il Dovere » di Lugano morto non lo scorso anno, ma nel 2010, che fu anche il braccio destro di Orazio Bagnasco, il genovese che negli anni ‘80 con il fondo Europrogramme venne soprannominato l’ingegnere della finanza e l’uomo più liquido d’Italia. Insomma, Berneschi si appoggia ad un circuito esclusivo e ultra specializzato.

E che non fossero conti comuni, lo si desume anche da un altro particolare rivelato dal banchiere: «In seguito il Banco di Lugano fu concentrato con altri istituti di credito nella Julius Baer. I soldi lì accreditati erano identificati da un numero, o da un nome di fantasia, uno di questi era “focoso”. Ho tutte le movimentazioni fino ai 12 milioni di euro che poi ho scudato (…) e fossi stato in malafede non li avrei portati in Italia». E inoltre «mi preme chiarire il ruolo di mia nuora (anche lei arrestata, ndr ) che non c’entra». “