Carlo Taormina: “Non assumerei gay”. Condannato per discriminazione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Gennaio 2015 15:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2015 15:00
Carlo Taormina: "Non assumerei gay". Condannato per discriminazione

Carlo Taormina

BRESCIA – “Non assumerei mai un gay“. Questa la dichiarazione che è costata all’avvocato Carlo Taormina una condanna per discriminazione. La Corte di Appello di Brescia ha confermato la sentenza di condanna inflitta dal tribunale di Bergamo e stabilito che l’ex parlamentare debba versare un risarcimento di 10mila euro ad un’associazione che tutela i diritti delle persone omosessuali. Taormina dovrà inoltre far pubblicare sul Corriere della Sera la sentenza.

Il Corriere della Sera scrive:

“Nell’ottobre del 2013, durante la trasmissione «La Zanzara» di Radio 24, alla domanda del conduttore Giuseppe Cruciani se avrebbe mai assunto un omosessuale nel suo studio, l’avvocato Taormina aveva risposto «sicuramente no», precisando anche che «nel mio studio faccio una cernita adeguata in modo che questo non accada».

Anche nel caso si fosse presentato nel suo studio un laureato a Yale, per Taormina non avrebbe potuto lavorare nel suo studio: «Perche’ lo devo prendere, faccia l’avvocato se e’ cosi’ bravo e cosi’, diciamo, cosi’ capace di fare l’avvocato si apra un bello studio per conto suo e si fa la professione dove meglio crede», ha detto durante la trasmissione. L’associazione «Avvocatura per i diritti Lgbti», rappresentata dagli avvocati Caterina Caput e Alberto Guariso, aveva denunciato per discriminazione Taormina e in primo grado aveva vinto. Ora la conferma della condanna in appello”.

La Corte d’Appello nella sentenza scrive che l’avvocato Taormina

“«ha manifestato, pubblicamente, una politica di assunzione discriminatoria» e «si tratta quindi di espressioni idonee a dissuadere gli appartenenti a detta categoria di soggetti dal presentare le proprie candidature allo studio professionale dell’appellante e quindi certamente ad ostacolarne l’accesso al lavoro ovvero a renderlo maggiormente difficoltoso». Il fatto poi che Taormina sia famoso e’ un’aggravante: «Questo non può che attribuire maggiore risonanza alle sue dichiarazioni, e quindi, parallelamente, maggiore dissuasività»”.

La difesa di Taormina puntava alla libertà di espressione, ma non è stata accolta dai giudici:

“«è pure vero che l’art.21 della Costituzione garantisce la libertà di manifestare il proprio pensiero con qualsiasi mezzo di diffusione, ma è altrettanto vero che questa libertà incontra i limiti degli altri principi e diritti che godono di garanzia e tutela costituzionale. E’ fin troppo noto che il concetto di limite è insito al concetto di diritto, nel senso che per coesistere nell’ordinanza convivenza civile, le varie sfere e situazioni giuridiche devono essere limitate reciprocamente. E’ quindi evidente che la libertà di manifestazione del pensiero non può spingersi sino a violare altri principi costituzionalmente tutelati»”.