Carmela Frassanito, stuprata e suicida a 13 anni. Il papà: “Dov’è la giustizia?”

Pubblicato il 9 Novembre 2012 14:07 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2012 14:08
Carmela Frassanito

ROMA – Una bambina di 13 anni che si uccide dopo uno stupro. Una sentenza, per quella violenza, che ancora non arriva. A distanza di 6 anni il papà di Carmela  Frassanito cerca giustizia: “Il nostro Paese ha uno strano concetto di giustizia e dopo tutto questo tempo mi ritrovo ancora qui con un pugno di mosche in mano e con le beffe che la giustizia italiana impone alle vittime, come se non bastasse il danno subito”, ha detto Alfonso Frassanito.

Carmela Frassanito si è uccisa il 15 aprile 2007 buttandosi dal balcone di uno stabile del quartiere Paolo VI a Taranto. Nel novembre precedente era stata violentata a soli 13 anni ma nessuno le aveva creduto. Era sparita per 4 giorni, 4 giorni passati in mano di 5 aguzzini, di cui due minorenni. Fu il padre a ritrovarla.

Le perizie all’epoca dissero che la bambina soffriva di disturbi mentali e che la storia dello stupro era inventata. Venne allontanata dalla famiglia e mandata in due diverse case famiglia. Solo dopo mesi ottenne di tornare dai genitori. Ma si uccise.  “Sei anni fa, proprio il 9 novembre, Carmela – racconta Frassanito – viveva l’incubo degli stupri, durò 4 giorni il suo martirio fisico, dopo le immediate denunce iniziò il calvario ancora più lungo che le imposero proprio quelle istituzioni che invece avrebbero dovuto aiutarla e tutelarla. Questo durò lunghissimi sei mesi fino a quel 15 aprile in cui pose fine alla sua breve esistenza”, ricorda il suo papà.

Venerdì prossimo ci sarà una nuova udienza del processo che vede imputati tre maggiorenni accusati di stupro. “Processo – rammenta Frassanito – che dopo tutto questo tempo è ancora nella fase del primo grado”. Frassanito si sfoga facendo un parallelo con l’attenzione riservata all’omicidio di Sarah Scazzi: “E’ stata una figlia, non solo Sarah, tutti i bambini hanno diritto alla loro vita, ad avere giustizia, sempre e comunque … non solo quando la città si trasforma in una piccola Hollywood per via del circo mediatico, ma soprattutto macabro, che si attiva solo quando si possono sfruttare gli aspetti morbosi di vicende a sfondo sessuale o da thriller”.