Carolina Picchio, il papà Paolo: “Cyberbullismo non è ragazzata, parole fanno più male delle botte”

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 dicembre 2018 15:52 | Ultimo aggiornamento: 19 dicembre 2018 15:52
Carolina Picchio, il papà Paolo: "Cyberbullismo non è ragazzata, parole fanno più male delle botte"

Carolina Picchio, il papà Paolo: “Cyberbullismo non è ragazzata, parole fanno più male delle botte”

NOVARA  –  “Oggi sappiamo che il cyberbullismo, nella sua forma più crudele, non può essere derubricato a semplice ragazzata perché le parole fanno più male delle botte”: a dirlo è Paolo Picchio, papà di Carolina Picchio, la ragazza di 14 anni che il 5 gennaio 2013 si buttò dalla finestra di casa, a Novara, dopo che il suo ex aveva fatto girare sui social un suo video intimo. 

“Dopo quasi sei anni, oggi si chiude un cerchio. Oggi sappiamo che il cyberbullismo, nella sua forma più crudele, non può essere derubricato a semplice ragazzata perché le parole fanno più male delle botte. Tutti lo hanno capito, anche quei ragazzi che hanno affrontato questo lungo percorso di riflessione e consapevolezza”: con queste parole Paolo Picchio ha commentato la decisione del tribunale per i minorenni di Torino di dichiarare estinto il reato commesso dai cinque ragazzi che istigarono la figlia Carolina al suicidio.

“Nel nome di mia figlia si è celebrato il primo processo in Europa sul cyberbullismo, a lei è stata dedicata la prima legge a tutela dei minori in materia di cyberbullismo – ricorda il padre – eppure questo non basta. Ecco perché abbiamo costituito una No Profit, Fondazione Carolina, con i massimi esperti in capo educativo, formativo, giuridico e comunicativo, in modo da poterci mettere a servizio delle famiglie e dei ragazzi. Perché oggi come oggi non esiste distinzione tra reale e virtuale. Oggi rivivo i tanti, tantissimi incontri pubblici di questi anni. In quegli innumerevoli abbracci cercavo il conforto che oggi, invece, mi chiedono i troppi ragazzi che soffrono”.

I cinque ragazzi erano accusati a vario titolo di atti persecutori, violenza sessuale di gruppo, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, diffamazione, morte come conseguenza di altro reato. Avevano ottenuto la messa in prova. Oggi, 19 dicembre, il tribunale dei minori ha preso atto del ravvedimento. Dei reati compiuti non ci sarà quindi più traccia.

L’orientamento del tribunale per i minorenni di Torino è stato anticipato dal quotidiano La Stampa. Quello di Carolina è diventato un caso simbolo di cyberbullismo. Proprio a Carolina Picchio è dedicata la legge sul cyberbullismo approvata lo scorso anno.