Casal di Principe, manifestazione per liberare muratore condannato all’ergastolo solo perchè somiglia a killer della camorra

Pubblicato il 6 Ottobre 2009 17:21 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2009 17:32

Alberto Ogaristi

Alberto Ogaristi fa il muratore e per sua sfortuna assomiglia ad un killer della camorra. Per questa somiglianza, malgrado a scagionarlo ci sarebbero diversi collaboratori di giustizia, continua a essere rinchiuso in carcere perché così è stato deciso dai giudici.

Il clan che aveva compiuto l’omicidio di Antonio Amato per cui Ogaristi è accusato era formato da persone del clan Bidognetti in aperto contrasto con la famiglia Tavoletta per il controllo di affari e tangenti a Villa Literno, ed è accaduto il 18 febbraio del 2002. Oreste Spagnuolo, uno degli uomini di Peppe Setola che lavorava per i Bidognetti spiega: «Ogaristi Alberto aveva una forte somiglianza con Grassia Luigi, detto ’o ragno, che aveva partecipato all’omicidio come esecutore».

Due mesi fa la procura di Napoli aveva chiesto ai giudici della Corte di appello di Perugia di rivedere il processo: questi ultimi tuttavia hanno deciso di rigettare l’istanza di revisione spiegando che prima vogliono vedere condannati i veri colpevoli. Così il muratore è diventato un ergastolano, segregato da oltre due anni e ancora per chissà quanto tempo.

Ora, a volerlo libero sono scesi in strada in tanti. Lo vogliono libero la giovane moglie e la bambina nata tre anni fa. Lo voglio libero i genitori, i parenti e i vicini di casa, il medico di famiglia, il vicepresidente del consiglio regionale Pietropaolo Ferraiuolo. Con un lungo corteo che attraversa Casal di Principe, in molti chiedono la liberazione di Alberto. La mamma mostra l’autorizzazione al corteo e la lettera-appello scritta dal figlio a tutte le testate giornalistiche italiane, a tutte le autorità istituzionali. «Ha chiesto aiuto a tutti, quel figlio mio. Non gli ha risposto nessuno».

Marciano per Casal di Principe e aspettano di incontrare venerdì 9 il ministro della Giustizia a Santa Maria Capua Vetere. Ma soprattutto aspettano giovedì 8, il giorno in cui il gip deciderà la sorte degli imputati dell’omicidio di Antonio Amato.

L’omicidio venne commesso a Villa Literno la sera del 18 febbraio del 2002. Si salvò il cognato di Amato, Talet Qoku, che per alcuni secondi vide in faccia uno degli assassini. Riuscì a inquadrare un angolo del volto, pensò che fosse Alberto Ogaristi.

Ma il muratore è stato anche beffato dall’assoluzione di uno dei killer del commando, Giovanni Letizia, che è stato assolto in Corte di Assise Di lui il pentito Massimo Iovine ha detto: «Con me, armato di una Uzi, in prima fila a sparare contro Amato, c’era Giovanni Letizia, uno dei killer della strage di Castelvolturno».