Roberto Musci, Fabrizio Piscitelli, Antonio Bocchino: storie di Casalotti violenta

di Gianluca Pace
Pubblicato il 24 gennaio 2014 14:21 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2014 14:57
Borgo Colle Monastero

Borgo Colle Monastero

CASALOTTI (ROMA) – Lo hanno ucciso davanti casa Roberto Musci, con sette colpi, tutti andati a segno. Lui, Musci, era agli arresti domiciliari nel comprensorio Borgo Colle Monastero, in via Giuseppe Lazzari a Casalotti.

“Prima era un residence di lusso, ma da qualche anno le ville faraoniche con la piscina e la sauna possono permettersele solo i delinquenti. Non dovevano vendere le case a questi personaggi. La zona è diventata invivibile tra furti e visite notturne poco gradite. Gli addetti alla vigilanza non bastano, non si sa come ma entra chiunque” dicono ora gli abitanti, intervistati da Repubblica.

Si è finto fattorino, l’assassino: poco dopo mezzogiorno è arrivato a bordo di uno scooter bianco, vestito di scuro, casco integrale. Al portinaio ha detto di essere un ufficiale giudiziario che doveva notificare un atto, il vigilantes si è fidato e lo ha fatto entrare. Poi l’assassino-fattorino ha suonato a casa Musci, una villa dove abita da tre anni. “E’ il fattorino, c’è un atto per lei”. Anche Musci si è fidato, è sceso e davanti si è trovato il fattorino, l’assassino, la morte. Poi, come se niente fosse, l’assassino è risalito sullo scooter, ha salutato il portiere ed è svanito nel nulla. A parlare, a descrivere l’omicidio qualche testimone e un video.

Roberto Musci non era uno qualunque. Il fratello, Marco, soprannominato Sgambino, fu ucciso al Trullo, nel maggio del 2009. Anche lui con sette proiettili, anche lui con una pistola calibro 9×21. Ad ucciderlo Giogio Stati, reo-confesso:

“L’ho ammazzato perché tormentava mia figlia erano stati insieme, poi si erano lasciati ma lui non le dava pace, la insidiava, la picchiava, non la lasciava vivere”. In pochi però hanno creduto alla pista sentimentale.

Il curriculum di Roberto è ampio: la gavetta con Massimo Pisnoli, l’ex suocero di De Rossi, le rapine. Il 18 luglio del 2007 fu arrestato in una delle tante operazioni contro lo spaccio di cocaina nella capitale.

Nel 2011 viene arrestato (ancora) per una rissa, per aver menato Giulio Saltalippi poi ferito, successivamente e casualmente, in un agguato a Casal Bruciato. La rissa scoppiò nella notte di Capodanno perché, al volante di una Ferrari Roberto Musci si era innervosito con Saltalippi, alla guida di una Seicento, e che non voleva farlo sorpassare.

Un anno dopo un altro arresto, il suo nome compariva nei fascicoli dell’operazione contro una organizzazione criminale (operazione “Plata”) che faceva capo ad Antonio Maria Rinaldi, anche lui ucciso, poco distante dal residence Borgo Colle Monastero. 

Casalotti, come ogni zona, come ogni quartiere di Roma è ormai diventato parte integrante del panorama criminale della capitale. Qui, lo scorso ottobre, i carabinieri arrestato Fabrizio Piscitelli, Diabolik, leader della curva Nord laziale e legato a Michele Senese. Nella sua abitazione c’era un arsenale:

Jammer, utilizzati non solo per disturbare le frequenze radio e le comunicazioni telefoniche da fisso e da cellulare ma anche per impedire la localizzazione gps, e poi manganelli, fruste, mazze di legno, accette, katane giapponesi e una pistola a salve.

Il 12 febbraio 2013 venne ucciso Antonio Bocchino in via di Pantan Monastero, ufficialmente piccolo imprenditore, ex proprietario di un bar e socio di una società di slot machine a Montespaccato. Gli assassini si finsero poliziotti. 

Nel 2008 Bocchino era stato arrestato per l’omicidio di un albanese ritenuto un trafficante di droga, Zef Nikolli, ucciso la sera del 16 maggio 2008 in un bar di Montespaccato. Alla fine delle indagini, dell’inchiesta però Bocchino fu prosciolto da ogni accusa.

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