Casapound, il raduno non autorizzato parte lo stesso

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Settembre 2015 20:27 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2015 20:27
Casapound, alla fine il raduno non autorizzato è partito

Casapound, alla fine il raduno non autorizzato è partito

MILANO – Alla fine il raduno nazionale di Casapound è partito lo stesso. Alle 19 in punto, nonostante la revoca dell’autorizzazione da parte del Comune confermata anche dalla Prefettura, 200 militanti che avevano già occupato la tensostruttura di Castano Primo, in provincia di Milano, hanno dato il via alla “kermesse”. “Se prenderemo una denuncia per manifestazione non autorizzata, la metteremo nella nostra collezione”, ha esordito noncurante il presidente del movimento di estrema destra Gianluca Iannone. Mentre all’esterno si sono schierati circa una cinquantina di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. “Se ci sgomberano – ha aggiunto Iannone – ce ne andiamo in Duomo a fare shopping”.

Primo appuntamento della tre giorni il dibattito “Italia, Europa, quale sovranità?”, moderato dal giornalista del quotidiano Libero, Francesco Borgonovo. “Ci fa schifo – ha detto – il fatto che si sia creato un fronte comune per togliere la parola a delle persone”. A seguire burlesque, musica acustica e djset.

La tensione resta alta ma i militanti ormai non ci pensano proprio ad andarsene. Eppure dalla prefettura il no era arrivato forte e chiaro: “Le violazioni del provvedimento – si legge in una nota – costituiranno oggetto di un’immediata informativa da parte del Comune di Castano Primo all’autorità giudiziaria, con la quale verranno condivisi gli interventi più opportuni”.

Ma perché quell’autorizzazione prima concessa e poi negata? A chiedere il permesso agli inizi di agosto per l’uso della tensostruttura comunale era stato Massimo Trefiletti, presidente de La Focosa, nonché responsabile di Casapound Lombardia. La richiesta parlava di una serie di incontri a tema sportivo. Fino alle 12 di giovedì quando il sindaco di Castano Primo, Giuseppe Pignatiello, di centrosinistra, scopre che quello che stava per ospitare era in realtà il raduno nazionale di Casapound. Di qui la revoca immediata dell’autorizzazione, mossa che gli è costata una serie di minacce da parte di soggetti vicini al movimento (“Ti bruciamo il paese, mafioso di merda”).

Alla fine malgrado il dietrofront il raduno è partito lo stesso: da giovedì sera i militanti hanno portato generatori e bagni chimici all’interno della tensostruttura, dal momento che il sindaco non ha concesso loro l’allacciamento alla corrente elettrica. E hanno intenzione di restarci fino a domenica con un’attesa di ben 3mila partecipanti.